Mentre facevo zapping approdo, dopo il canale numero 10,
a quelle terre vergini, inesplorate e ricche di sorprese che sono
le tv locali&commerciali. Non fu un caso, almeno io me ne resi subito conto.
La cospirazione è grande. Sapevate che TUTTO ha origine nella Tarantella?
Presto ve ne porteremo tutte le dovute prove.
Ebbene, mentre giravo, ecco che si rileva in tutta la sua grandezza
l’estremo orrore della verità:
una donna con capelli di lunghezza media color nero cornacchia, abbronzata,
truccatissima e in un tailleur pantalone nero, con una sfavillante
camicia bianca. I gioielli apposti alle sue dita hanno tutto il sapore
pataccoso del kitsch di casa nostra.
E questo poteva passare, MediaShopping e le televendite dell’Eminflex
ci avevano abituato a ben più vivi e costanti orrori. Ciò che rende
tutto il panorama ‘diverso’ è l’ambientazione… una Chiesa(?).
Gesù, Santi, Madonne in giro che vengono ripresi fugacemente, in un lampo.
Inginocchiatoi e acquesantiere sparse, quella donna… che prega.
Prega rivolgendo gli occhi gonfi di make-up verso l’alto, le mani giunte.
Sembrerebbe bisbigliare ma l’audio disgraziatamente lasciato acceso
non lascia dubbi al merito: sta cantando. In napoletano.
La canzone si intitola: ‘Dio’ (viva l’umiltà e le basse pretese)
e lei è Giovanna de Sio (che qui potete ammirare nel suo sitone in flash).
Di traverso l’orgine di tutto ciò, la sponsirizzazione del sito-madre: cantantinapoletani.it
E così è un fulgido teatrino, lei prega, si arrabbia, con la cadenza tipica di Napule.
E’ afflitta, piange e si dispera, urlando alla tragggedìa. E intanto Gesù, di nuovo,
le Madonne, la luce dall’alto che la colpisce.
Ciao bambini!
Oggi parliamo di Frank Zappa.
Sapete chi Frank Zappa, bambini?
Sì?
Bravi!
Oggi, però, non ci occupiamo della sua intera, monumentale, opera,
ci occupiamo di una singola canzone.
Tengo ‘na minchia tanta.
Già solo il titolo dovrebbe farvi profondere in applausi scroscianti,
ma è il testo a essere profondamente, sublimemente, bondianamente,
poetico.
Il lessico passa agilmente dal miglior siciliano maccheronico,
ricordiamo che Zappa aveva origini sicule,
all’accento guappamente napoletano.
Ascoltando il riff ossessivo ci si può immaginare un giovane napopalermitano
vantarsi con qualche fanciulla,
nel tentativo di farla incuriosire e arrossire,
oltre che, ovviamente, eccitare.
Ma il tocco di classe è l’unità di misura proposta dal vate.
Il pollo.
Citiamo a memoria
“Tengo ‘na minchia tanta, tengo ‘na minchia accussì.
Devi usare un pollo, se me la vuoi misurà”.
(In foto: Francesco Amadori. Voci di corridoio suggeriscono una salda amicizia fra lui e Frank Zappa)
Ora sappiamo che Richard Benson (di cui ci occuperemo in futuro) ha un precursore,
questo brano dimostra come Zappa,
oltre a impegnarsi per rivoluzionare il mondo della musica,
canalizzò le proprio energie nella ricerca scientifica,
diciamo addio al vecchio metro,
innalziamo peana al pollo!
(In foto: Richard Benson durante un concerto, mentre ricorda pacatamente il suo beniamino Zappa ed espone al pubblico il suo animale simbolo)