” il Vecchio che Corre “

l’enciclopedia per i nostalgici delle mezze stagioni

Posts contrassegnato dai tag ‘disgusto’

Scoccavano le 10 sul grande orologio della chiesa, quando…

Pubblicato da ilvecchiochecorre su 26 Agosto 2008

Fornelli d’Italia. Domenica, prima mattinata.

Conduce: Davide Mengacci.

Mattino ridente d’estate.
Una giornata qualsiasi, domenica, in alto svetta il campanile, festoso.
Un uomo campeggia su una folla allegra e variegata, fra fruscii di grembiuli canditi,
sommesse risa di fanciulle.
“non sono un cuoco, ma un uomo che cucina”
trionfa la voce che fa tutt’uno col biondo dei capelli, ravviati da una figura accaldata;
sguardo dolce, seppur incavato dalle rughe, e una vita piena, che risuona nei sorrisi sordidi dispiegati sulla gente.

(Foto: Davide Mengacci. La sua figura, aleggiante misteriosamente sui borghi d’Italia ha fatto urlare più volte i devoti all’apparizione santa. Lo strano caso di un santo patrono che si mostra ai fedeli, benché ancora vivo, vestito del suo solo spirito)

Si avvia al piano dove sono riposti ortaggi, gonfi del calore e del nutrimento della terra,
brandendo finalmente i parchi e umili attrezzi da cucina, mesti e indispensabili strumenti del capolavoro che quelle mani curano verso la perfezione.
Un lungo elencare: ingredienti, misure esatte, frammiste a fugaci battute di ammirabile eleganza.
Il Mengacci non è solo, placidamente si accompagna alla gentile aiutante, donna ormai quasi anziana ma felice nel gravoso compito di cuoca, che l’investe per l’intera ora di trasmissione.

(Foto: un esempio della proverbiale compostezza, sobrietà e misura del pubblico ‘in piazza’ che accompagna la trasmissione)

Più avanti uomini del popolo, anche loro ormai perduta la leggerezza della gioventù, intonano canti e roteano energicamente i mestoli in quella calda, morbida pasta che rimane a celare il segreto del suo scopo: il cuoco improvvisato, Davide, come ama farsi chiamare, li guarda di sottecchi non riuscendo a frenare l’increspatura delle labbra tentate di rivelare lo scopo del lavoro dei suoi amici.
Una gioiosa ressa carnevalesca applaude beata, satura di serenità senile, festosamente abbagliata nei costumi forniti dagli sceneggiatori,fra il blu, il rosso di una casacca alla francese, un pon-pon sul capo. Un anima crudele avrebbe riso beffarda dello spettacolo,
ma una ancora più malefica avrebbe lasciato che si svolgesse, contemplando l’orrore,
sapendolo massima punizione per quegli stessi attori.
Deciso ad allietare l’auditorio con tangibili ricordi della festa di paese da poco trascorsa,
Il nostro accenna a un invito e così la squillante e delicata voce di una cantante prende il volo accompagnata dalle note elettroniche di una tastiera.
Lei e l’attento musicista calano le note sul gruppo di gente all’opera, per destare le membra operose e intente al lavoro, quando la serietà del compito lo richiede.
Quella voce così melodiosa imprime nuovo vigore alle dita che s’affondano nella pasta molle,
ora che la concentrazione è al massimo e parlare è sconsigliato.
Finalmente le braccia si distendono lungo il corpo, rantoli strozzati rinfrancano le menbra, esalando nell’aria un che di marcescente, di polveroso e muffito, così simile al sepolcro domestico di quelle case sullo sfondo.
Terso il sudore sulla fronte, uno sguardo al panorama diventato improvvisamente uggioso,
nessuno si decide a spezzare le catene di quell’affannato silenzio, osservato e vegliato dalle rade figure che si avvicendano dalle finestre finemente orlate di merletto di poco prezzo.
Sguardi che si cercano, respingono l’imbarazzo e la memoria del copione che viene meno,
sospinto via dall’ebete riposo concesso.
Mengacci, colto al volo il gesto dell’implacabile aiuto-regia, riprende il guizzo, fra le pieghe del suo colorito, slavato quasi quanto la sfumatura dei radi capelli.
Chiama a sè la sacra sacerdotessa, diversa ogni volta ma simbolo costante della sua funzione:
una bambina.
Ella si avvicina furtiva, con un sorriso a serbare dentro di se lo scoppio del cuore che palpita,
intimorita eppure sospinta dalle sculacciate parentali.
La piccola alza lo sguardo pensoso e spaventato sul conduttore, sperando di leggervi la fine della condanna. Egli si accovaccia, stringendo a sè quell’innocente creatura, indeciso se rivolgere a lei o alla telecamera, affettate parole di circostanza.
Stretto fra le dita l’ennesimo regalo, del quale la bambinetta si rende come mera trasportatrice,
egli sorride delle innocenti e incaute risposte che gli vengono rivolte e ,vomitata una risata forzata,
acclama il nome della bimba,
accolto dalla nonna e dal misero gruppo di persone con vuote occhiate perplesse, ma inorgoglite, verso l’obiettivo vitreo che le riprende.
Licenzato così l’ozio della conversazione, a larghi ma stanchi passi, il nostro si avvicina al secondo teatrino del suo assurdo cerimoniale…
La forza viene meno, la pietà ha il sopravvento. Clic. Televisore spento.

(Foto: Senza Parole. Uno sguardo interrogativo, un monito per le nuove generazioni. Gamberi, pasta fresca. Esequie marine)

Pubblicato su Ancient Regime | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , , | 1 Commento »

L’ago della bilancia. Problemi ermeneutici della giurisprudenza che si evolve.

Pubblicato da ilvecchiochecorre su 20 Agosto 2008

Forum

Una parola latina, un perché.
Quanti di voi si saranno ritrovati a bigiare la scuola,
fingendosi malati o fuggitivi?
E quanti avranno avuto la ventura di visionare questo ameno programma
targato nientemeno che Mediaset?

Forum si presenta come contenitore mattutino, con scranni e battute di martello
al punto giusto, fra grida demoniache e filosofia populista,
da circa un ventennio (azz mi ricorda qualcosa…).
Il programma tratta delle più comuni cause di litigio fra persone civili,
delle beghe dell’italiano medio, per intenderci :
-problemi di convivenza condominiale
-corna varie
-affidamento di mocciosi
-supposti diritti di qualsiasi voglia genere, osteggiati dalla parte civile citante.

Ad arbitrare il tutto rimanere pressoché il mito di ogni gioventù bruciata,
il celeste ispiratore di ogni secchione dal pallino latinista:
Santi Licheri (ode a te, vetusto Sardo)

(Foto: Santi Licheri nel difficile compito di amministrare la diatriba)

La mattatrice è la sempiterna Rita dalla Chiesa,
affiancata dai sapidi Fabrizio(ex ‘i ragazzi della III c’) e Marco (ex bim bum bam).
Il pubblico fa da strategico corale alle commoventi passioni dei questuanti al giudizio.

(Foto: Rita dalla Chiesa è autrice di importanti pubblicazioni di argomento forense, apprezzata soprattutto per la profondità nell’esercizio delle sue doti in campo civilista)

Proprio di Fabrizio mi vorrei occupare.
Pochi anni or sono, il nostro, esponente del santarrangionismo,
ormai esaltata la sua passione per le cause perse, per il dolore sconosciuto
di tanti romani, decise di candidarsi in politica con queste lapidarie parole,
che riportiamo in un articolo del 2003:

“C’è chi s’appella ai pacifisti-arcobaleno, e chi guarda al grande centro. Più modestamente Fabrizio Bracconeri parla ai borgatari di tutti i colori. Collegio XVIII, elezioni provinciali di Roma. Tra gli aspiranti consiglieri c’è anche la sagoma del mai dimenticato Bruno Sacchi, il timido e buono della classe della 3C, l’alunno piuttosto in carne che rimediava metodicamente 3 in tutte le materie. “Bambacione? Forse, ma intanto c’ho un sacco di cose da dire. Alla gente chiedo solo il voto. Di che partito sei nun me interessa”. Trentotto anni, “tutti vissuti su sta’ pelle”, e 45 chili in meno dopo la fiction che nella seconda metà degli anni ‘80 l’ha reso popolarissimo, Bracconeri se “bbutta” in politica. “Perché? – dice in squillante romanesco – Perché se faccio una cosa ce credo, il tempo de scherza’ è finito. Quando facevo la trasmissione Forum, parlavo con la gente e più volte mi è capitato di toccare l’argomento politica. Tutti mi dicevano: ‘Ammazza sembri così bambacione però c’hai delle cose da raccontare’. Poi ho incontrato Moffa, davvero una brava persona e ho deciso di candidarmi”.

(Foto: Fabrizio in uno scatto giovanile. Lo spirito polemico verso le storture della società è un tratto che l’ha sempre caratterizzato negli anni, ben espressa nell’indignazione che, nell’immagine, dimostra verso l’aumento del prezzo dei beni di prima necessità: le braciole. Lo si può notare, legato, intento alla protesta che negli anni lo consacrerà agli allori della lotta civica: lo scioper della fame, a causa del quale ha perduto 45 kg, destando tuttora, nei suoi fan, il timore che tale peso sia fuggito dalla zona cranica verso il basso ventre).

Preparazione accademica impeccabile, dunque, bilanciata dall’invidiabile dono
della sintesi. Egli, citando i futuri elettori, si fronteggia con un problema ancor oggi attuale:
la distanza della politica dal popolo. Abolizione del congiuntivo e riscossa de noantri
perciò, come programma all’ordine del giorno, purtroppo bocciato dalla solita frangia disfattista di una certa sinistra; il tempo degli eroi non gode della meritata gloria fra le nostre genti, ormai assuefatte dalla grammatica italiana di ispirazione marxista, ammorbate dalla retorica della mano manca.
Attendiamo fiduciosi tempi migliore, per farci rappresentare da ”uno di noi”. Pace e porchetta a tutti, nell’attesa.

Altro paio di maniche è il ”pubblico in studio di forum”.

All’attenzione dei nostri lettori queste righe vogliono essere solo una veloce sinossi,
in attesa delle trascrizioni dal parlato alla lingua italiana. Nel futuro prossimo.

Fino a qualche anno fa tale fauna umana era composta per un buon 80% di aspiranti cimeli del museo preistorico, ‘belle lavanderine’ dall’anacoluto agile, saggezza dell’intendemosela; Oggi il panorama è radicalmente cambiato, verso un rinnovamento che fa l’occhiolino alla moda ggiòvane, un modo come un altro per avvicinare i nostri ragazzi alle gioie del senso civico.
Questa varia melassa, viaggiante dai 20 ai 35 anni, ha ormai fondato le linee tipiche della rappresentanza politically correct in televisione, possiamo infatti distinguere i portavoce delle correnti più numerose dei vari orientamenti in :

-Il terrone
-Il padàn
-Il ricchione/ gay convinto
-La fighetta
-la Donna Incinta
-il Maschilista
-la Femminista senza scopo
-l’ex anoressica
il giovane Padre di famiglia
il muto bellone
l’Isterica (in via di espansione)
il Nato/a Anziano/a (assolutamente maggioritario/a, in espansione, e tratto comune a tutti i tipi prima fronteggiati)

Fra disquisizioni dei massimi sistemi romaneschi, ingordigia per le citazione colte (dall’orto di casa), puro ermetismo e battaglia campale ci sovviene la regola fondamentale:
” le grida sono proporzionate alla convizione del soggetto in questione.
Più le grida si rivolgono sui toni acuti, più il soggetto crede le sue posizioni una verità sacra.
Più si fa spazio al silenzio, più il sarcasmo è manifesto.
L’uso del parlato colloquiale, contenente almeno 5 errori sintattico-grammaticali per periodo, sancisce i momenti di più ragionata prosa”

(Foto: un momento di pacata e cordiale discussione fra il pubblico di forum, sull’argomento della causa del giorno)

I nostri giovani così hanno trovato il modo per renderci edotti delle loro esperienze,
per sensibilizzare il ‘pubblico a casa’ delle chimere, delusioni e speranze di una nostra Italia sempre passata sotto silenzio, finalmente massimizzata nelle loro commoventi esternazioni.

Non possiamo più chiudere gli occhi,
ormai la loro voce ci desterà dal torpore.
Abbiate il coraggio di fare quello che questo mercato di disomogenee passioni vi chiede:
cambiate canale.

(Foto: il partecipante tipo di Forum si distingue per l’aulica aggettivazione, la compostezza e l’esempio raffinato (scevro di qualsivoglia volgarità) che profonde nelle sue osservazioni durante il dibattimento fra i suoi pari)

Prossimamente altre imperdibili recensione del programma più amato dalla Global Relax poltrone e divani: Forum!

Pubblicato su Ancient Regime | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento »

La Trombonave. Viaggio a nord e ritorno.

Pubblicato da stefanovskij su 17 Agosto 2008

Guarda, se vai lì scopi sicuro.
Alzi la mano chi non ha mai sentito proferire,
da qualche cugino/amico/amico dell’amico,
questa frase (o una sua variante).
Ovviamente il “lì” è sempre riferito a qualche eden del sesso situato da qualche parte oltre frontiera.

In Fracchia contro Dracula il nostro beniamo si recava in Transilvania,
ovviamente accompagnato dal fido Filini,
e lì si lasciava scappare la ghiotta occasione di liberarsi della sua verginità,
rifiutando goffamente le avances della bella locandiera, pronta a una notte di fuoco perchè da quelle parti, per le donzelle, la verginità era un pericolo.

Allo stesso modo i terminal degli aeroporti nostrani straripano di spavalde compagnie,
composte da svariati Fracchia e Filini,
pronte a salpare verso la terra promessa, l’eldorado dove dar libero sfogo ai propri istinti,
il tutto, com’è ovvio, in un’atmosfera giocosa e goliardica, dove anche il più impacciato o il più burino avranno l’occasione di mietere conquiste a raffica.

Ma quali sono questi luoghi mitici del sesso pazzo?

Oggi si parla della Trombonave.
E già il soprannome dovrebbe far intuire qualcosa.
Cos’è la Trombonave? Non è altro che un traghetto che collega nottetempo Helsinki e Stoccolma.
Le hanno dedicato pure intero sito con relativo forum.

Ovviamente all’italiano che si accinge a una trasferta nordica brillano gli occhi non appena ne sente parlare,
con sorriso beato immagina orge sfrenate in compagnia di svedesi, finlandesi, norvegesi e chi più ne ha più ne metta.
Forte dei mitologici racconti che si sono diffusi in tutta Europa,
e in particolare in Italia,
l’italiano si reca fra i ghiacci nordici munito di enormi scorte di preservativi,
sostenuto un’incrollabile fede nelle sue possibilità di accoppiamento.

 

(In foto, tipico viaggiatore della trombonave alle prese col calcono probabilistico del numero delle trombate che l’attendono)

 

 

 

Ma pare che la realtà che lo attende sia, ahimè, ben diversa.

I più sprovveduti rischiano, ancora a terra, di non superare il primo scoglio e di incorrere nel peggiore degli errori:
salire sulla nave per vecchi.
Eh sì, perchè mica c’è solo la Trombonave a solcare orgogliosamente il tratto di mare che separa Svezia e Finlandia,
c’è anche lo spauracchio di ogni buon tromboviaggiatore, una nave identica a quella mitica,
ma stracolma di anziani.
Non esito a ipotizzare che i poveretti,
privati del sogno di copulare per la prima e unica volta della loro vita,
una volta a bordo meditino il suicidio.

 

 

 (In foto, Tromboturista tipico s’informa sulla trombonave)

 

 

 

 

 

 

Ma i più, dopo essersi adeguatamente informati,
salgono sulle navi giuste, quelle della Viking Lines,
convinti di salpare verso una notte di sesso selvaggio.

Mal gliene incolga!
Sprovveduti!

Già, mica sono gli unici a essere venuti in contatto con le storie al limite della realtà che circolano impazzite su e giù per l’Europa,
e così si ritrovano sì sulla Trombonave,
ma in compagnia di X alla n viaggiatori uomini come loro.
L’ormone impazzito ha connotati prettamente maschili,
il muscolo guizzante e la pancetta prominente la fanno da padroni,
il rapporto uomini-donne è numericamente schiacciante,
i nostri prodi si ritrovano su un distaccamento galleggiante dell’arcigay.

E quindi, cosa potrà mai capitare
una volta che i maschietti si siano accorti di essere attorniati perlopiù da propri simili?

Dai racconti sparsi per il web si possono ricostruire due diverse linee d’azione.

I più, constatata l’impossibilità di rendere realtà i propri sogni,
si gettano a capofitto sugli alcolici,
in solitudine
o in compagnia di simili,
e finiscono il viaggio svenuti su qualche divanetto o nella propria cabina,
maledicendo la sorte avversa e sognando di avere ancora qualche chances con le femmine a bordo.

Altri,
motteggiando allegramente e nobilmente “chi si estranea dalla lotta è un gran figlio di mignotta”,
si tuffano nell’agone,
cercando di scavalcare la concorrenza e concupire qualche fanciulla,
che loro affettuosamente chiamano “troie” o “zoccole”.
Nel 99% dei casi finiscono semisvenuti su qualche divanetto, da soli,
con, sul divanetto a fianco, qualche loro simile svenuto,
che loro identificano come sfigato in quanto fin da subito si è dato all’alcool.
Terminano la serata maledicendo la sorte avversa e sognando di avere ancora qualche chances con le femmine a bordo.

L’1% riesce ad accoppiarsi con qualche celenterato,
una volta tornato a casa semina racconti che lo vedono protagonista di svariati amplessi con X alla n raggazze disinibite,
si bulla imperiosamente delle proprie doti di latin lover,
perpetua il mito,
facendo da consapevole mezzo di contagio.

E ne è assolutamente orgoglioso.

Pubblicato su Ancient Regime, Sconvolgenti Rivelazioni | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 1 Commento »