” il Vecchio che Corre “

l’enciclopedia per i nostalgici delle mezze stagioni

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Privilegi di gioventù e altre calamità

Pubblicato da ilvecchiochecorre su 22 Ottobre 2008

I dARI.

Lo so, immagino che oramai tutti abbiano avuto la sventura,
la sagacia o l’irragionevolezza, per curiosità o masochismo,
di interessarsi di questo ‘fenomeno’ che viaggia online da qualche mese.

Cominciarono prima dell’estate 2008 con il loro bravo
video su youtube, grazie al darichannel.
Video che come tutti noi sappiamo è assoulutamente
autoprodotto
e frutto di una ricerca del suono underground del puro emotronic.

Per introdurre meglio il fenomeno vorrei tralasciare per ora il famosissimo
e giustamente ammirato primo clip, ‘wale tanto wale’,
per concentrarmi sul vero mistero di tutta questa storia:
la fortuna del ‘dopo’.

Dicevano gli stolti, gli ingenui:
- spariranno, spariranno dopo il tormento(ne) estivo
- no, non è possibile, anche i bimbiminkia si arrenderanno a tale orgia di non-sense
- l’arcigay impedirà a Cadio di gettare discredito sul movimento
- qualche hacker distruggerà il loro canale su youtube.

Perché questa era la speranza, per tutti, ovunque.
Ricordo ancora come ne trattarono i primi pionieri,
ovvero come una un’arma batteriologica dal contatto intossicante,
ma meritevole di figurare fra l’immondizia sonora, come tutte le comparsate pre-estive.
Ricordo Pino Scotto, le prime parodie, le tokio-hotelline indignate.
Sembrava ci fosse davvero ancora un futuro. A noi posteri la sentenza. Ardua.

(Foto: immagine di repertorio che mostra un ritratto giovanile del trio, in cui Dari suggerisce una modalità di fruizione dell’opera d’arte)

Questi, in definitva, i Dari:

Dari: cantante, defribillatore del gruppo. Quello col look maggiormente emo,
dai guanti crociati. Capello sparato di color marrone andante,
lentiggini, occhi chiari e la vocetta fastidiosa da adolescente glabro.
Ama definirsi un cantautore e sostiene che il nome della bénd
derivi dal vezzeggiativo materno di ‘Dario’, il suo nome,
almeno secondo la sua autorevole opinione.

Fabio: il bassista ( un tempo) bono. Figurava con veloci primi-piani,
statuario nel brandire il suo strumento, con generose scrollatine di testa, professionali. Capelli
simil-truzzi, ora definitivamente viola tendenti al punk.  È il volto di media-alternativià
che definisce questa farsa come un ‘progetto’. A cui la gente si interessa (ipse dixit).

Cadio: il frocione l’ambiguo impunito del gruppo. Capelli color biondo platino con lungo ciuffo
laterale fucsia. Ciuffo che ama sbattere e roteare convulsamente durante le esibizioni alla tastiera,
dove picchia con apparente sadismo i tasti e si molleggia agilmente sulle maschie ginocchia.
Generalmente si adorna il viso con due bande  d’ombretto perioculari (anch’esse fucsia),
dove però un occhio è costantemente lasciato al mistero sotto l’ampio lato di frangia.
Il suo look si ispira pesantemente ai cliché che anche le barzellette omofobe hanno abbandonato da un pezzo.

(ps. al gruppo ultimamente s’è unito un batterista, questa volta capellone non tinto, probabile
collettore di voti nell’area nu-metal post 12 anni)

(Foto: Cadio osserva il saluto entustiasta di un suo fan. Destini contrapposti non escludono la reciproca stima, anche in tempo di family days)

Eccoli quindi, oltre ogni orizzonte funesto, lanciare première
ufficiali e non, e proclamare a gran voce l’uscita del loro
imperdibile album : ”Sottovuoto Generazionale”…

(N.B. Il  titolo è stato presa da uno dei primi commenti circolanti sul tubo,
e fu espresso da un metallaro stupefatto dal livello raggiunto dall’offerta mediatica odierna.
Degna dei desideri di un pubblico giovane vuoto, di un sottovuoto generazionale, appunto.
Quindi i dARI riescono a plagiare a loro vantaggio ANCHE gli insulti. Attenzione.)

…e la perla sarebbe: ”Tutto Regolare”
ecco il video :

Come potete astutamente osservare si tratta di un messaggio
subliminale
in chiaro:
questa volta non servono orazioni recitate al contrario,
istigazioni al suicidio, esorcicci e altre amenità,
semplicemente tutto è rimesso all’assordante presenza visiva dei gesticolanti protagonisti,
dove una carrellata di pseudo-emo, scene queens, ancora emo boys,
alternativi-alternativi, dari-in-miniatura hanno la manifesta funzione di accalappiare
i favori dei ciòfani all’ascolto. Un piccolo high school musical
spacciato per fenomeno di controcultura di massa (o viceversa?).
Tutto regolare.

(Foto: ritratto dell’ascoltatore tipo dei dARI durante il pellegrinaggio verso gli studi di TRL)

…ehm.
Dalla qualità del video potrete sicuramente avvertire la presenza di un lungo
scroscio di danari, profusione di strategie di marketing etc etc… Ma giusto per ribadire
quanto esposto sopra, tale è il parere di isolate malelingue(come noi). I nostri eroi confermano essere tutto merito del Caso,
della loro infanzia passata a suonare nelle cantine e nei pub fumosi.
Sottolineano di non essere costruiti. E il sosia di Wlady che li intervista (qui)
sorride compiaicuto, come del resto tutti gli emuli di Mtv.
Arrivano i dARI. Annuncio. Folla bramante il sacrificio umano.
Canzonetta. Tripudio.

Le campane suonano gli ultimi rintocchi , addio Tokio Hotel.
A presto, dARI.

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La Trombonave. Viaggio a nord e ritorno.

Pubblicato da stefanovskij su 17 Agosto 2008

Guarda, se vai lì scopi sicuro.
Alzi la mano chi non ha mai sentito proferire,
da qualche cugino/amico/amico dell’amico,
questa frase (o una sua variante).
Ovviamente il “lì” è sempre riferito a qualche eden del sesso situato da qualche parte oltre frontiera.

In Fracchia contro Dracula il nostro beniamo si recava in Transilvania,
ovviamente accompagnato dal fido Filini,
e lì si lasciava scappare la ghiotta occasione di liberarsi della sua verginità,
rifiutando goffamente le avances della bella locandiera, pronta a una notte di fuoco perchè da quelle parti, per le donzelle, la verginità era un pericolo.

Allo stesso modo i terminal degli aeroporti nostrani straripano di spavalde compagnie,
composte da svariati Fracchia e Filini,
pronte a salpare verso la terra promessa, l’eldorado dove dar libero sfogo ai propri istinti,
il tutto, com’è ovvio, in un’atmosfera giocosa e goliardica, dove anche il più impacciato o il più burino avranno l’occasione di mietere conquiste a raffica.

Ma quali sono questi luoghi mitici del sesso pazzo?

Oggi si parla della Trombonave.
E già il soprannome dovrebbe far intuire qualcosa.
Cos’è la Trombonave? Non è altro che un traghetto che collega nottetempo Helsinki e Stoccolma.
Le hanno dedicato pure intero sito con relativo forum.

Ovviamente all’italiano che si accinge a una trasferta nordica brillano gli occhi non appena ne sente parlare,
con sorriso beato immagina orge sfrenate in compagnia di svedesi, finlandesi, norvegesi e chi più ne ha più ne metta.
Forte dei mitologici racconti che si sono diffusi in tutta Europa,
e in particolare in Italia,
l’italiano si reca fra i ghiacci nordici munito di enormi scorte di preservativi,
sostenuto un’incrollabile fede nelle sue possibilità di accoppiamento.

 

(In foto, tipico viaggiatore della trombonave alle prese col calcono probabilistico del numero delle trombate che l’attendono)

 

 

 

Ma pare che la realtà che lo attende sia, ahimè, ben diversa.

I più sprovveduti rischiano, ancora a terra, di non superare il primo scoglio e di incorrere nel peggiore degli errori:
salire sulla nave per vecchi.
Eh sì, perchè mica c’è solo la Trombonave a solcare orgogliosamente il tratto di mare che separa Svezia e Finlandia,
c’è anche lo spauracchio di ogni buon tromboviaggiatore, una nave identica a quella mitica,
ma stracolma di anziani.
Non esito a ipotizzare che i poveretti,
privati del sogno di copulare per la prima e unica volta della loro vita,
una volta a bordo meditino il suicidio.

 

 

 (In foto, Tromboturista tipico s’informa sulla trombonave)

 

 

 

 

 

 

Ma i più, dopo essersi adeguatamente informati,
salgono sulle navi giuste, quelle della Viking Lines,
convinti di salpare verso una notte di sesso selvaggio.

Mal gliene incolga!
Sprovveduti!

Già, mica sono gli unici a essere venuti in contatto con le storie al limite della realtà che circolano impazzite su e giù per l’Europa,
e così si ritrovano sì sulla Trombonave,
ma in compagnia di X alla n viaggiatori uomini come loro.
L’ormone impazzito ha connotati prettamente maschili,
il muscolo guizzante e la pancetta prominente la fanno da padroni,
il rapporto uomini-donne è numericamente schiacciante,
i nostri prodi si ritrovano su un distaccamento galleggiante dell’arcigay.

E quindi, cosa potrà mai capitare
una volta che i maschietti si siano accorti di essere attorniati perlopiù da propri simili?

Dai racconti sparsi per il web si possono ricostruire due diverse linee d’azione.

I più, constatata l’impossibilità di rendere realtà i propri sogni,
si gettano a capofitto sugli alcolici,
in solitudine
o in compagnia di simili,
e finiscono il viaggio svenuti su qualche divanetto o nella propria cabina,
maledicendo la sorte avversa e sognando di avere ancora qualche chances con le femmine a bordo.

Altri,
motteggiando allegramente e nobilmente “chi si estranea dalla lotta è un gran figlio di mignotta”,
si tuffano nell’agone,
cercando di scavalcare la concorrenza e concupire qualche fanciulla,
che loro affettuosamente chiamano “troie” o “zoccole”.
Nel 99% dei casi finiscono semisvenuti su qualche divanetto, da soli,
con, sul divanetto a fianco, qualche loro simile svenuto,
che loro identificano come sfigato in quanto fin da subito si è dato all’alcool.
Terminano la serata maledicendo la sorte avversa e sognando di avere ancora qualche chances con le femmine a bordo.

L’1% riesce ad accoppiarsi con qualche celenterato,
una volta tornato a casa semina racconti che lo vedono protagonista di svariati amplessi con X alla n raggazze disinibite,
si bulla imperiosamente delle proprie doti di latin lover,
perpetua il mito,
facendo da consapevole mezzo di contagio.

E ne è assolutamente orgoglioso.

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