Pubblicato da ilvecchiochecorre su 22 Ottobre 2008
I dARI.
Lo so, immagino che oramai tutti abbiano avuto la sventura,
la sagacia o l’irragionevolezza, per curiosità o masochismo,
di interessarsi di questo ‘fenomeno’ che viaggia online da qualche mese.
Per introdurre meglio il fenomeno vorrei tralasciare per ora il famosissimo
e giustamente ammirato primo clip, ‘wale tanto wale’,
per concentrarmi sul vero mistero di tutta questa storia:
la fortuna del ‘dopo’.
Dicevano gli stolti, gli ingenui:
- spariranno, spariranno dopo il tormento(ne) estivo
- no, non è possibile, anche i bimbiminkia si arrenderanno a tale orgia di non-sense
- l’arcigay impedirà a Cadio di gettare discredito sul movimento
- qualche hacker distruggerà il loro canale su youtube.
Perché questa era la speranza, per tutti, ovunque.
Ricordo ancora come ne trattarono i primi pionieri,
ovvero come una un’arma batteriologica dal contatto intossicante,
ma meritevole di figurare fra l’immondizia sonora, come tutte le comparsate pre-estive.
Ricordo Pino Scotto, le prime parodie, le tokio-hotelline indignate.
Sembrava ci fosse davvero ancora un futuro. A noi posteri la sentenza. Ardua.
(Foto: immagine di repertorio che mostra un ritratto giovanile del trio, in cui Dari suggerisce una modalità di fruizione dell’opera d’arte)
Questi, in definitva, i Dari:
Dari: cantante, defribillatore del gruppo. Quello col look maggiormente emo,
dai guanti crociati. Capello sparato di color marrone andante,
lentiggini, occhi chiari e la vocetta fastidiosa da adolescente glabro.
Ama definirsi un cantautore e sostiene che il nome della bénd
derivi dal vezzeggiativo materno di ‘Dario’, il suo nome,
almeno secondo la sua autorevole opinione.
Fabio: il bassista ( un tempo) bono. Figurava con veloci primi-piani,
statuario nel brandire il suo strumento, con generose scrollatine di testa, professionali. Capelli
simil-truzzi, ora definitivamente viola tendenti al punk. È il volto di media-alternativià
che definisce questa farsa come un ‘progetto’. A cui la gente si interessa (ipse dixit).
Cadio: il frocione l’ambiguo impunito del gruppo. Capelli color biondo platino con lungo ciuffo
laterale fucsia. Ciuffo che ama sbattere e roteare convulsamente durante le esibizioni alla tastiera,
dove picchia con apparente sadismo i tasti e si molleggia agilmente sulle maschie ginocchia.
Generalmente si adorna il viso con due bande d’ombretto perioculari (anch’esse fucsia),
dove però un occhio è costantemente lasciato al mistero sotto l’ampio lato di frangia.
Il suo look si ispira pesantemente ai cliché che anche le barzellette omofobe hanno abbandonato da un pezzo.
(ps. al gruppo ultimamente s’è unito un batterista, questa volta capellone non tinto, probabile
collettore di voti nell’area nu-metal post 12 anni)
(Foto: Cadio osserva il saluto entustiasta di un suo fan. Destini contrapposti non escludono la reciproca stima, anche in tempo di family days)
Eccoli quindi, oltre ogni orizzonte funesto, lanciare première
ufficiali e non, e proclamare a gran voce l’uscita del loro
imperdibile album : ”Sottovuoto Generazionale”…
(N.B. Il titolo è stato presa da uno dei primi commenti circolanti sul tubo,
e fu espresso da un metallaro stupefatto dal livello raggiunto dall’offerta mediatica odierna.
Degna dei desideri di un pubblico giovane vuoto, di un sottovuoto generazionale, appunto.
Quindi i dARI riescono a plagiare a loro vantaggio ANCHE gli insulti. Attenzione.)
…e la perla sarebbe: ”Tutto Regolare”
ecco il video :
Come potete astutamente osservare si tratta di un messaggio
subliminale in chiaro:
questa volta non servono orazioni recitate al contrario,
istigazioni al suicidio, esorcicci e altre amenità,
semplicemente tutto è rimesso all’assordante presenza visiva dei gesticolanti protagonisti,
dove una carrellata di pseudo-emo, scene queens, ancora emo boys,
alternativi-alternativi, dari-in-miniatura hanno la manifesta funzione di accalappiare
i favori dei ciòfani all’ascolto. Un piccolo high school musical
spacciato per fenomeno di controcultura di massa (o viceversa?).
Tutto regolare.
(Foto: ritratto dell’ascoltatore tipo dei dARI durante il pellegrinaggio verso gli studi di TRL)
…ehm.
Dalla qualità del video potrete sicuramente avvertire la presenza di un lungo
scroscio di danari, profusione di strategie di marketing etc etc… Ma giusto per ribadire
quanto esposto sopra, tale è il parere di isolate malelingue(come noi). I nostri eroi confermano essere tutto merito del Caso,
della loro infanzia passata a suonare nelle cantine e nei pub fumosi.
Sottolineano di non essere costruiti. E il sosia di Wlady che li intervista (qui)
sorride compiaicuto, come del resto tutti gli emuli di Mtv.
Arrivano i dARI. Annuncio. Folla bramante il sacrificio umano.
Canzonetta. Tripudio.
Le campane suonano gli ultimi rintocchi , addio Tokio Hotel.
A presto, dARI.
Pubblicato da ilvecchiochecorre su 17 Ottobre 2008
Il lodevole personaggio di cui ci occupiamo oggi,
mesi fa, era una giornalista affermata(?) di rete4.
Personalmente, come molti altri, ho avuto modo
di conoscerla dopo la puntata quotidiana di forum
(al tempo che fu, quando la rete ufficiale era appunto
quella dell’emiGlio)
ecco il suo ritratto:
biondona, tratti del viso regolari,
truccata e vestita in colori bon ton, legati a qualsivoglia
sfumatura del beige e del dorato.
(Foto: la qualità, non solo la quantità, delle notizie. Ecco un modus operandi per una carriera ben meritata)
Parlava con quella voce dall’accento emendato,
tenendo nella manina i fogli che ondeggiavano
a ogni sussulto di voce.
Francesca Senette. Una carriera assicurata
sotto il giogo benevolo di papà gambalunga.
E invece… eccola in quel rotocalco rimesso a nuovo
che è ” l’italia allo specchio ”, sorto dalle ceneri sparse
de l’ Italia sul 2 che il caro Milo infante (e quell’altra
di cui adesso non ricordo il nome) aveva abbandonato
per dedicarsi alla mattinata della rai (dove conduce,
per strana ironia e destini incrociati, un contenitore che vanta qualcosa di molto
simile ai dibattiti con finto tribunale di Forum).
(Foto: Pigmalioni e nuove muse. L’eredità classica nel III millennio)
Bene, tutto regolare.
Lei vestita nei più improbabili completi e mise da pomeriggio,
truccata pesantemente e col canonico tacco >10 cm,
pontifica sui pregnantissimi argomenti di interesse generale:
- l’isola dei famosi
- luoghi comuni
- paure della casalinga media
- intervista strappalacrime a personaggi vari ed eventuali, famosi o sedicenti tali
- fatti di cronaca nera sezionati a furor di popolo
accompagnata dall’aureo parere dei soliti 4 che intervengono (da anni) nel programma:
- ex partecipanti all’isola dei famosi
- patners (giovani o anziani) di qualche personaggi famoso e sedicente tale (vedi sopra)
- gente che ormai nessuno ricorda e che si mantiene famosa proprio grazie al programma
- qualche scrittore/attore/giornalista tenuto in auge dall’accanimento terapeutico (Foto: massimo esempio del valore intellettuale dei partecipanti al programma. Lo standard è scrupolosamente mantenuto puntata dopo puntata)
E fin qui niente di nuovo. Gli habitué di questa trasmissione riconosceranno la vecchia guardia,
non è cambiato assolutamente nulla… NON SAREBBE cambiato senza la nostra Senette
che, rispolverato il ruolo di presentatrice di parte, ama apostrofare gli interventi
con i toni più acuti di cui si vanta capace.
E giù quindi a battute sornione, accuse di finto moralismo (una moda a parte ormai in tv),
processi alle intenzioni, commenti sprezzanti e sentimentalismo stantio.
Ma non anticipiamo e diciamo subito che sì, 8 anni di schiavitù gavetta l’ha fatta,
l’autorità ormai l’ha acquisita…
eccoci edotti infatti dalla sua viva voce:
(fonte: repubblica.it)
E che tipo Italia verrà fuori dallo specchio del tuo programma?
L’Italia che si guarda nello specchio così com’è, dal costume alla cronaca nera, dalla famiglia alla scuola, e oltre all’immagine che si riflette, una riflessione su di noi. Ci saranno anche ospiti che ci aiuteranno ad aprire la nostra prospettiva. Ognuno di noi ha un’idea sui fatti, non è detto che questa sia quella giusta. Riflettere ma senza pesantezza. Non vorrei che nella pausa post prandiale gli spettatori abbiano bisogno di una tisana al finocchio…
Fede ti ha dato la sua benedizione o si è offeso per il tuo abbandono? Yes, è stato molto gentile, non lo sarei aspettato così dalla mia parte. E poi dopo otto anni staccare le foto di tua figlia dal desktop non è indolore. Otto anni sono otto anni. Avere il direttore che ti incoraggia è una bella cosa.
Quali sono le differenze tra Rai e Mediaset, visto che hai lavorato per entrambe? E che ne so. Sono qui davanti agli studi di corso Sempione e devo entrare proprio adesso a vedere lo studio.
(per gli appassionati ecco l’intervista completa)
…e poi:
C’è mai stato qualcuno che ha messo il bavaglio a Francesca Senette?
«Non ancora e non credo capiterà l’occasione. Piuttosto, se devo proprio stare in un contesto “da censura”, sto zitta io». (fonte: telegiornaliste.com)
Censura preventiva, insulti e beffe. Ah… la rai del futuro. Il futuro è adesso.
“nn vedo l’ora ke mia mamma mi compra qst libro!!!!…cmq sn ankio 1 14enne cm la protagonista del romanzo e sxo ke qst libro mi rappresenti 1 pò…ma anke s nn m rappresenterà sarà bellix leggere libri di Moccia!!!…li so tutti a memoria…sn FANTSTICI!!!!…Moccia TVB!!!..grazie di farci sognare cn i tuoi libri!!!”
Questo è uno dei commenti apparsi sul sito dedicato all’ultima fatica del prode Moccia,
ossia Amore 14.
Chi sia Marco … no, scusate… Federico Moccia lo sanno tutti (anche lui lo sa benissimo);
chi può ignorare l’identità dell’autore di uno dei più elevati picchi della letteratura italiana, quel 3 Metri Sopra il Cielo (o 3msc) che ha riempito i cuori delle giovani generazioni?
Bene, dopo Ho Voglia Di Te (Hvdt) e Scusa Ma Ti Chiamo Amore (Smtca) che hanno seguito a ruota il capostipite,
ecco che nelle librerie fa la sua comparsa Amore 14 (A14?).
Ma cos’è esattamente Amore 14?
I maligni diranno che è una mocciata. Che è l’ennesimo 3 Metri Sopra il Cielo con i nomi dei protagonisti cambiati.
Nulla di più falso.
I sacchi di spazzatura sono sempre diversi uno dall’altro. Provate a tenervene 2 o 3 dei vostri e poi rovistateci dentro: non saranno mai uguali.
E quindi ripartiamo dal commento della cara Cristina con cui abbiamo aperto il post.
E’ un inno generazionale, le k, le x, le abbreviazioni distribuite sapientemente lungo tutto il periodo. Senza contare il congiuntivo mancato, che rende la poetica della fanciulla uno spaccato neorealista sul sottobosco giovanile.
Moccia parla di lei, non parla della secchiona che non sbaglia un colpo, della ragazza controllata, del ragazzo timido o impacciato.
Quegli squallidi perdenti non valgono neanche un grammo d’inchiostro!
Le sue ragazze si vestono tutte nello stesso modo, pensano all’amore, alla musica e a essere desiderabili.
I suoi ragazzi si vestono tutti nello stesso modo, pensano al sesso, ai muscoli e agli amici, a volte, per sbaglio, si innamorano. Ma solo dopo essersi massacrati di botte.
La politica, manco a dirlo, è una malattia. Tipo la scabbia, ma più pericolosa.
(Foto: uno dei protagonisti maschili dei libri di Moccia mentre espone pacatamente le proprie opinioni sull’origine dell’universo)
3 Metri Sopra il Cielo fu edito per la prima volta nel 1992, precorreva i tempi, era un romanzo di nicchia, due anni dopo uscì Jack Frusciante è Uscito dal Gruppo, anch’esso un romanzo giovanile, ma il suo successo fu travolgente.
Ora nessuno si ricorda di Jack Frusciante.
E Moccia è diventato un punto di riferimento nelle letture degli adolescenti.
Il nostro beniamino sforna libri a raffica mentre Brizzi si imbarca in viaggi sui sentieri della spiritualità.
Un giorno qualcun altro scriverà per gli adolescenti e Moccia farà il barbone da qualche parte.
E’ il ciclo della vita.
Forse la differenza fra i due libri è che Jack era rivolto ai futuri precari e disoccupati, giustamente incazzati, mentre Moccia tocca il cuore delle future veline.
Ma il post è stato scritto per dare lustro e imperitura gloria a Amore 14,
quindi parliamone.
Nel sito ufficiale la trama di amore 14 viene descritta così:
“Carolina ha quattordici anni. Anzi 14. I suoi anni sono una bandiera, uno slogan, un diritto di cittadinanza. Li si vede da lontano. Gridano. Cantano. Parlano sottovoce. Carolina diventa grande. E allora ecco la sua famiglia, il quartiere, le amicizie, i primi palpiti del cuore…”
Un po’ stupisce che sia nominato il fantomatico quartiere,
che fa molto Ragazzo della Via Gluck,
ma il povero Moccia aveva pur bisogno di un luogo ben definito in cui ambientare le risse, gli sguardi ammirati delle ragazze davanti a cotanta mascolinità e i successivi amplessi fra i facinorosi e le intelligentissime protagoniste.
(Foto: la copertina di uno dei più grandi capolavori della letteratura italiana. Il rosso è una tintura naturale ottenuta con sangue di sfigati)
Ma come si definiscono i protagonisti di Amore 14?
Alla domanda “Pacifista o guerrigliera?” la protagonista, Carolina, risponde con una netta presa di posizione “Pacigu. Pacifista/guerrigliera a seconda dei momenti”.
Notevole la volontà di schierarsi e porsi profonde questioni esistenziali, non si può dire che gli adolescenti assomiglino a lei solo perchè è lei che è la fotocopia dell’adolescente tipo.
Moccia in fondo non ha colpe,
i suoi detrattori lo dipingono come un buzzurro che non sa scrivere e lancia messaggi diseducativi,
passi per l’accusa che non sappia scrivere, che comunque in certi loschi ambienti è motivo di vanto,
ma che lanci messaggi diseducativi è falso,
il povereto si limita a descrivere quel che vede.
Semmai sarebbe lui a potersi lamentare, i giovani lo diseducano,
ormai è malato terminale di giovanilismo.
Adottate Moccia,
è tranquillo, è pulito, non disturba,
gli bastano un computer per scrivere e una sedia e lui è contento,
basta che ogni tanto lo portiate davanti ai liceo all’ora dell’uscita e gli sembrerà che la sua vita sia perfetta.
Aiutatelo.
Non lasciatelo solo.
Capita un po’ a tutti. Pose buffe, battutacce, sorrisi imbarazzati.
E’ il tuo filmino dell’infanzia. Per gli amanti del buon credo,
solitamente quello della comunione. Parenti con capigliature revival
anni ‘80, vestiti anni ‘70, con battute tardo dopoguerra.
Tu, piccolo, indifeso e oserei dire innocente bambino,
reginetto fra quelle dentiere luccicanti, puzzi vari, gente ubriaca.
Sorrisoni, pacche sulle spalle, doppi sensi comprensibili solo a quel
misterioso mondo, il mondo degli adulti.
E tu, quando finalmente avrai abbandonato l’età prepubere,
disseppellirai quei pericolosi cimeli. Per nasconderli,
disperderli nella prima cloaca.
L’apoteosi della Vergogna, nel rivedersi.
Purtroppo questa tarda vendetta non è concessa così facile a tutti.
C’è chi avrà per sempre milioni di parenti, pseudo-amici e canzonatori
come testimoni.
Uno di loro è Ernestino Schinella .
Chi è? Beh… ecco… come cominciare…
Allora, in origine fu Pupo. Si, Pupo quello che canta.
Gli diedero un programma intitolato coraggiosamente ‘ Volami nel Cuore ‘
dove orde di bambinetti si fronteggiano in gare improbabili di pattinaggio
su rotelle (appaiate a due a due).
Fra canzoni strappalacrime e assolute ovazioni ai piccoli sfidanti,
v’è una carrellata di artisti(?) della migliore vecchia televisione italiana…
Addirittura con gigantografie che li ritraggono secoli prima, da giovani.
A completare l’opera le immancabili ballerine di varietà, ma questa volta
di razza: lustrini, piume e paillettes a tutto spiano, finalmente come RAI comanda.
(Foto: quest’immagine di repertorio è presa direttamente
dal remake di “Hannibal: le origini del Male”. Storia di un bambino che a causa dell’infanzia difficile
diventa uno spietato regolatore di conti. Qui lo vediamo in compagnia del suo primo aguzzino)
A questo punto posso riprendere a parlare di Ernestino: lui fa da spalla a Pupo,
è il suo co-conduttore ed è stato scelto perché, per via della sua età, è l’unico
essere umanoide capace di mimetizzare l’altezza pupiana. E non è una battuta.
Cosa fa? Lui canta e risponde alle freddure del suo prestigioso amico,
per niente impaurito. Da uomo navigato (uno sguardo attento potrebbe notare
la manina genitoriale che gli sventola i centoni sotto il naso e lo ricatta coi Gormiti).
Passano le belle bambinette e i futuri froc… ehm baldanzosi ballerini e lui
osserva tutto, con quello sguardo che rileva una preoccupante saggezza
che solo un vero vecchietto allo scoccar della rivoluzione potrebbe avere
(e qui notiamo che le teorie sociologiche che rimandavano all’ imprescindibilità
del contesto, per la crecita degli infanti, avevano ragione)..
Ecco come descrive il programma un appassionato spettatore:
“Non capisco il perchè di tante critiche a Pupo e al piccolo Ernesto Schinella : il loro programma “Volami nel cuore” mi è piaciuto. E’un format di classe e l’ospitata di Sofia Loren è stata un colpo di genio. Evidentemente i programmi all’insegna della buona educazione non riscuotono troppi consensi. Tra le accuse, quella di essere troppo lungo. E quindi? Anche chi torna a casa dalla pizzeria può vederne un pezzettino. In quanto alla De Filippi: va sul sicuro, perchè la sua trasmissione è già testata. Anche troppo, secondo me. Bisogna avere il coraggio sacrosanto di proporre delle novità. Quindi io voto per Pupo. ” (la citazione è autentica)
Pupo ci tiene ad avere un tono paterno, Ernestino qua, Ernestino là e il piccolo
si frena, bisbiglia, arrossisce… sa di dover essere il capro di questa millenaria
espiazione… solo nel disperato tentativo di battere Mario.
(Foto: Esempio di ironia. A basso prezzo)
Un immagine raccapricciante conclude SEMPRE la sua onnipresente scena:
il momento della Buonanotte… perché si, il programma finisce a mezzanotte,
ma i bravi bimbi vanno a letto un’ora prima. E qui ci vuole Carosello.
Infatti eccolo:
Il conduttore ancient invita il bambinetto verso un letto portato in fretta e furia
in sala, un matrimoniale stuccato d’oro. Ernesto si infila nelle coperte,
completamente vestito e scarpato, e la manina del suo doppio comincia rimboccargli
le coperte. Calano le luci e appare una gigantografia: Buonanotte Ernestino (…).
S’intona una canzone e mentre gl’ultimi lumi si spengono ed appare un cielo
stellato, il buon conduttore maturo s’allontana… il letto ruota qualche volta su se stesso…
Fra ammirati(!) genitori in lacrime, un manipolo di ballerine con stivali alti
ondeggia spingendo la testata del giaciglio, con il suo fremente ospite…
E’ tutto uno svolazzare, e il povero martire scompare, immolato sulla gogna.
Fra 10 anni vogliamo immaginarlo così: nascosto in qualche foresta pluviale,
dimentico di sé stesso, complottando con alcuni amici lobbisti la vendetta.
(ps. il programma NON è apologia della pedofilia
pps. Ernesto diventerà prete, dopo che verrà canzonato anche dagli spacciatori,
e comunque no, non abuserà a sua volta di bambini).
Apprendo da Libero.it che la Warner Bros ha indetto un concorso fra stilisti per disegnare una versione da nuovo millennio delle scarpe di Dorothy.
Per chi si chiedesse chi è Dorothy: è la piccola protagonista del Mago di Oz. Quella con quel vestito da giovane contadina evoluta e le scarpette rosse.
Ora, a parte che ci si chiede quale sia il senso profondo dell’operazione, a meno che gli studios non abbiano in programma una riedizione del film e si buttino nel marketing per feticisti, c’è da dire qualcosa sui lavori proposti.
Premettiamo che nel concorso è invischiata anche la Swarovski.
Quindi le scarpe sono tempestate di cristalli che donano quell’aspetto un po’ futuristico da astronave.
(Foto: La piccola Dorothy insieme ai suoi amati compagni di viaggio mentre supllica il Leone di regalarle delle scarpe più comode)
Quello che colpisce è lo stile, se così si può chiamare.
Passino i modelli a ballerina, puliti, pratici, alla portata anche della piccola zappatrice.
Però mi chiedo quale bambina di 10 anni o giù di lì si metta delle scarpe con tacco a spillo da 12cm per andare in giro.
A cosa potrà mai servivre un sandalo tempestato di lustrini e cristalli, con un tacco vertiginoso, alla piccola Dorothy? Deve sedurre l’uomo di latta? A rigor di logica quello, essendo di ferro dappertutto, non ha mica bisogno di aiuti per eccitarsi. E’ già bello pronto, anche nei momenti di tristezza più profonda o malattia dovrebbe essere utilizzabile. Senza contare che se servisse a quello il racconto diventerebbe apologia della pedofilia.
(Foto: il motto degli stilisti è stato “comodità senza compromessi”)
E le zeppe alte come colonne? Le serviranno per colpire in testa il leone in modo che finalmente dorma un po’?
I nastri e i fiocchettoni servono per impiccare lo spaventapasseri?
(Foto: fulgido esempio della sobrietà che contraddistingue le creazioni)
Immaginatevi la povera Dorothy che deve camminare per giorni su quei trampoli per giungere alla città di Smeraldo. Poveretta, già è costretta a subire la vicinanza di 3 compagni di viaggio che definire imbarazzanti è riduttivo, ma se poi deve anche subire quella tortura il film diventa un horror mica una fiaba.
Tra l’altro fra i concorrenti c’è anche Gwen Stefani. Sì, proprio la cantante dei No Doubt. Che ha proposto il suo modello, ovviamene caratterizzato dalla consueta sobrietà a cui la fanciulla ci ha abituato.
E ora correte a vedere la mostra!
Pubblicato da ilvecchiochecorre su 15 Settembre 2008
L’estate è il momento del colore e dell’ostentazione,
anche per il trashume che, da che mondo è mondo, non va mai in vacanza.
Alle soglie di quest’autunno (attendendo di vedere per ottobre le luci natalizie)
ogni cosa si veste di nuovo, e anche il nostro Totem si mimetizza, si divide in percorsi
tentacolari difficilmente prevedibili.
Mescolare, mescolare il minestrone è la parola d’ordine. Riciclare di questi tempi è una virtù
e quindi tutto si adegua, compresa la cara vecchia scatola catodica.
Buttare in questo caso è proibito,
infatti con facile assonanza, presentiamo
il ” il ballo delle debuttanti ”
programmone serale creato, indovinate indovinate…
Maria de Filippi!
Che si tira dietro i fidi compari dell’irriducibile amici anche questa volta.
Garrison (quello che ballava e ora turlupina nel reality della Mistress).
E fin qui tutto ok, del resto il binomio ormai era cosa assodata e
passata la paura si poteva ignorare tutto con un bello schermo spento.
Ma la novità vera viene dalla partecipazione (addirittura prima conduzione!)
di una nostra vecchia conoscenza: la famosa no-global Rita dalla Chiesa.
Quella che fa trio con Bracconeri e Marco ex bim bum bam.
E che tuona pareri in quel luogo santo di giustizia e verità che è Forum.
(Foto: Per la presenza di scene ad alto contenuto di violenza si sconsiglia la visione del programma ai minori. Tenere lontano dalla portata dei bambini, in caso di ingestione accidentale recarsi al più vicino ospedale)
Le new entries : Georghe Iancu, l’insegnate chic cosparso di favoir faire,
misurato, aspirante autore di manuali di bon ton
Inoltre un biondone di nome Goodson, che dovrebbe essere la parte ’stravagante’ della compagnia,
quello alternativo, hip hop? Ci confermano solo ‘pop’.
Questi ultimi due dovrebbero capitare due squadre distinte…
(Foto: l’equilibrio fra gli opposti, principio ispirato al Taoismo, sarà l’elemento collante del programma. I Maestri e le Concorrenti si terrano la mano lungo il sentiero della crescita, con tale profondo principio di spiritualità, puntata dopo puntata)
ma andiamo per ordine:
il programma assolda 12 ragazze fra i 18 e i 23 anni (vittime? Ingenue? giovani arpie arriviste?)
che concorrono in questo adattamento del ballo delle ributtanti di Monaco (battutone! Sopresa!)
Le signorine si divideranno in due gruppi affidati alle sagge mani dei due di prima,
lo snob e l’ameriKano biondo.
Per vincere, pare, 100 mila euri da spendere preventivamente sotto forma di borsa di studio.
Per ora non so altro… ah no! Tutto è cominciato ieri sera alle 21,
perciò potrete godervi il tutto la settimana prossima senza gli errori e gli aggiustamenti
che una grande prima serata comporta. E poi le Signore si fanno aspettare…e noi
siamo qui per imparare a entrare in società, no?
(Foto: un’immagine surrealista descrive la speranza frustrata dagli eventi circostanti. Contrariamente al titolo, in riferimento al programma ogni speranza di evasione è stata da sempre considerata oltre ogni concepibile, infinitesima probabilità)
In ogni caso ecco come ce ne parla la nostra Rita (regolare la soglia di sopportabilità al massimo,
chiudere le finestre e tirare le tende, legarsi mani e piedi per consentire un’ottima intelligibilità
delle dichiarazioni):
“Quando Maria de Filippi mi ha chiesto se avrei voluto Garrison accanto a me sono esplosa in un urlo di gioia.
E ho avuto la conferma (eh?) di quanto maria sia capace di leggerti dentro (!)”
….
“E’ una rivincita che vivo con serenita (..bla bla bla…)
Dopo le discese ci sono le risalite. E poi ancora, senza dare niente di scontato”
Ah, la sottile ironia della cara Rita che ci fa sempre l’occhiolino.
Cambiando prospettiva, la salita in effetti si dimostra,
per noi devoti, effettivamente faticosissima.
La giusta punizione.
A presto con altre IMPERDIBILI citazioni/anticipazioni e/o resoconti
della nuovissima creaturina del Mario.
Pubblicato da ilvecchiochecorre su 13 Settembre 2008
Ebbene sì.
Qui non si parla più di limiti, di vergogna, di decenza e di valori che non si rispettano.
Non si tratta di dare un giudizio. Non si può neanche ricorrere al luogo comune.
E’ semplicemente un fiume in piena di cheap trash
(vedi Bracconeri) : è il tumulto del sant’arrangia.
Forse paragonabile solo all’effetto sorpresa di una pasta ai 4 formaggi riscaldata 5 volte
e servita per il 6° giorno di fila. Ecco, questo esempio dovrebbe prepararvi…
Barbara D’Urso, la nostra amanta Contessina decaduta, Laurenti (che il suo
posto in paradiso, dopo il martirio indefesso subito grazie ai ruoli proposti, ormai l’ha di sicuro. Anche senza l’intercessione delle cialde lavazza,volendo)
condurranno INSIEME (capito?? Insieme!)
Un programma che viene così presentato:
(Foto: l’impeccabile firma del Made in Italy. Stile, eleganza sobrietà fin nei minimi dettagli)
“Il varietà del tutto inedito in Italia (scirtto da Tonino Quinti, Marco Pantaleo, Gianni Temontano, Marco Bettini, Alessandro Santucci), tratto dal format giapponese Masquerade e prodotto da RTI e Europroduzioni (quelli de Lo show dei record), prevede lo scontro tra venti regioni italiane, rappresentate da venti paesi, a colpi di danza, recitazione e mimo: in ogni puntata ogni squadra dovrà mettere in scena una sorta di quadro vivente, tratto dalla vita di tutti i giorni o da oggetti, realizzati esclusivamente da persone.
L’esibizione sarà votata dal pubblico presente negli studi Elios di Roma e da una giuria di vip presieduta dal trasformista Arturo Brachetti. Nella puntata finale, ognuna delle squadre dovrà riproporre il numero più votato nelle tre precedenti settimane cercando di ottenere nuovamente tante preferenze, per essere eletta la vincitrice del programma.”
(Fonte: ovviamente “TU” ed excite.it)
…
….
…..
Quale commento aggiungere? Cosa dire? Cosa fare?
Sembra un fatto minimo, che come tutti gli ultimi eventi hanno l’effetto di sconvolgere la storia.
Una pistolata ed è la guerra mondiale.
Laurenti vestito d’argento e la Contessina ed ecco che dall’ascensore di Shining esce il più odoroso
e verdognolo liquame organico di tutti i tempi. Una vagonata, intera. Al rallentatore.
(Foto: un pittore romantico tedesco avrebbe forse ritratto così, citando Verne, l’effetto di questa catastrofe, consapevole e annunciata)
ah. Il programma si chiama ”Fantasia” … quanto v’è di ironico
nell’usare il termine (copyright delle Muse greche) per parlare di qualcosa che ,forse,
anche se si fossero sommati ”la ruota della fortuna” ”ciao darwin” ”ok il prezzo è giusto” ”affari tuoi”
non sarebbe MAI venuto fuori con una tale portata d’atrocità?
Attendiamo. Vedremo. Sopravvivero (questo è meno ovvio)
Pubblicato da ilvecchiochecorre su 6 Settembre 2008
Il lusso si misura, notoriamente,
dalla quantità di cianfrusaglie che il portafoglio permette di acquistare senza pensiero.
E quindi via ai ninnoli d’altri tempi, regalini che neanche la nonna rinchiusa in qualche ospedale di cura utilizzerebbe, non senza maledirvi.
Lo spreco e il piacere d’essere sòlati è però un bisogno irrinunciabile e la cara industria
del consumo ha pensato anche ai gusti di questa ristretta elite. I nostri.
Per tutto questo nasce Euronova,
catalogo di dubbi manufatti ”introvabili”
che nel suo repertorio può annoverare:
le vecchie stoviglie di terracotta,
pumini tigrati di scomparse tigri siberiane,
formine dalla fisionomia quantomeno ridicola per cuocere le uova,
distanziatori per dita dei piedi, in caso di qualche patologia adatta alla pedologia.
(Foto: indossando questi elegantissimi ornamenti per le estremità, le vostre serate galanti riusciranno ad avere il successo sperato. Stupite il vostro patner, con gli ultimi ritrovati della seduzione che si ispira alle novità bondage 2008)
Questa volta ci occupiamo di sicurezza:
la telecamera ‘finta’ del tutto simile a una reale e funzionante.
Si tratta di un marchingegno mobile sensibile al passaggio umano che,
nelle intenzioni degli imbonitori, scoraggerebbe ladri e parenti molesti
dal visitare il vostro domicilio a orari quantomeno sconvenienti.
(Foto: garantitevi il vostro momento di celebrità! Con la sicurezza di non pasare inosservati e magari di essere spiati. Concedetevi lo sfizio di sentirvi vip circondati da maniaci che non desiderano altro che spiare la vostra vita quotidiana. Con questo manufatto della tecnologia, chiunqhe potrà finalmente sentirsi in pari col mito della fama imperante di questi tempi!)
Sempre per garantire che il vostro rientro alla magione non sia troppo rischioso,
e rispettoso del caro vecchio ambiente naturale in cui siete immersi,
viene proposta la lampada a ‘dinamo’.
Un aggeggio che, tramite pressione COSTANTE e mai interrotta dell’interruttore,
assicurata dalla presa a rilascio della mano, garantisce la perfetta visibilità anche nei luoghi
più oscuri.
Quindi, tanto per decantarne l’utilità, per riuscire ad arrivare sani e salvi fino a casa,
la vostra mano dovrebbe trasformarsi in un congegno meccanico ‘apri-e-chiudi’
per non meno di 10-15 minuti, a seconda della distanza.
(Foto: questo indispensabile amico di ogni buio cantugio vi farà sperimentare la gioia, mai troppo spesso apprezzata, di avere il pieno controllo di tutte e cinque le vostre dita. Quale occasione migliore per glorificare l’esattezza e la perfezione della mano umana?)
La sicurezza è importante anche mentre vi accingete a vestirvi e a recarvi al posto di lavoro.
Euronova pensa anche a questo proponendovi le solette antistiche, nel malaugurato caso che
le scariche di tensione ed elettricità dovute alle sfuriate del vostro patner,
vi lancinino durante il tragitto a piedi, di scosse quantomeno fastidiose.
(Foto: anticipazioni della moda invernale: scarpe aperte? Di più! Da oggi la nuova tendenza vuole che le calzature si limitino alla pianta del piede. Correte ad aggiornarvi per essere ammirati e invidiati, per essere alla moda!)
Ma la sicurezza è anche donna. La sicurezza di sentirsi FEMMINILE.
Per quelle persone benedette da tale sesso,
la famosa casa editrice e di spedizioni ha pensato al rossetto copri-capelli bianchi.
Nei colori marrone simil vomito e nero topo.
Da passare suo capelli schiariti dal tempo e mimetizzare l’età che avanza con raffinatezza
ed eleganza, per un aspetto perfetto in ogni occasione.
Poco rilievo viene dato al fatto se sia sudore-repellente.
ma ci accontentiamo del suo essere resistente all’acqua.
(Foto: lo stile dark imperante. Il grande successo di Johnny Depp. Come potente rinunciare al total black look? Non esitate ad accaparrarvi l’ultimo must della stagione!)
Come ultima chicca di questa iniziale presentazione
vi propongo, da novella promoter,
gli scarponcini ‘ comodi, caldi impermeabili’ e foderati in plastica sintetica.
Come ci assicurano dal libretto presentativo, il look da anziano lappone
li renderà perfetti in ogni occasione.
Cosa aspettate, telefonate e riceverete tutto comodamente a casa vostra
nel tempo variabile di ogni fregatura: circa un mese, decennio più, decennio meno.
(Foto: Vanity Fair e Glamour non hanno dubbi: questa calzatura rivoluzionerà il gusto occidentale… indossatele e finalmente vi sentirete…diverse!)
Prossimamente news sull’immancabile cavallo di battaglia della produzione:
“Il pacco SORPRESA”
(Foto: curiosi eh? Ma neanche con questi potenti mezzi ottici potrete mai conoscere le meraviglie inenarrabili del catalogo… seguiteci con umiltà, alla ricerca dei frutti kitch che l’autunno sta facendo maturare sotto il caldo sole dell’aumento dei prezzi…)
In provincia di Monza (oramai qualsiasi paese con più di 2 abitanti fa provincia) c’è un comune.
Questo comune è Meda.
Tutto questo per introdurre Lui.
Guido Meda!
Prego tutti i presenti di alzarsi e spellarsi le mani in scroscianti applausi.
Guido Meda non è nato a Meda ma non importa, è nato a Milano e pare che fin da piccolo abbia avuto la passione delle telecronache, esercitandosi commentando le attività defecatorie dei piccioni in piazza duomo.
Il giovane Guido subito dopo la scuola dell’obbligo cerca di arruolarsi negli alpini, tuttavia deve digerire la prima grande delusione della sua vita, viene infatti scartato in quanto il suo torace aveva una circonferenza minore del dito mignolo del medico della visita di leva. Cercando di riprendersi da questo smacco si getta anima e corpo nel nuovo impiego di apprendista falegname, ma anche in questo caso il povero Guido vede le sue speranze svanire quando il capomastro lo licenzia perchè il giovinetto stranamente era in grado di intagliare soltanto caschi da motociclista. Che non passavano neanche l’omologazione. Ma Meda non si perse d’animo. Si rimboccò le maniche è iniziò una nuova vita, riuscì infatti a farsi assumere da un artigiano in qualità di fabbro. Iniziò così a produrre testate in ferro battuto per motori, lavoro che gli procurò i primi guadagni e le prime soddisfazioni. Fu proprio questa sua attività che gli permise di afferrare l’occasione della vita, infatti durante un servizio di Sport Mediaset sul mondo del motociclismo nostrano, il giornalista che lo stava intervistando cadde nella fornace morendo atrocemente, ma Guido non si fece cogliere dal panico e caparbiamente finì il servizio al posto del poveretto. Di quel servizio restano memorabili l’autointervista di Meda e le grida strazianti che provenivano dalla fornace alle sue spalle.
(Foto: Guido a fine gara dopo essere stato sedato con un fucile per la caccia agli elefanti)
Fu così che Meda venne assoldato dalla redazione sportiva e incaricato a prestare il suo faccione per la conduzione dei peggiori programmi mai proposti in televisione. Memorabile il suo programma su uno strano tipo di lotta all’ultimo sangue, in cui uomini spietati e nerboruti se le davano come macellai. In tutto questo Guido si esibiva in pose plastiche degne di hulk hogan, risultando un povero mentecatto in mezzo a dei killer professionisti.
(Foto: La vicinanza del suo beniamino provoca un eiaculazione a Guido, che è costretto a tenere con l’altra mano il polso che stringe il microfono)
Ma qualcuno lassù aveva a cuore il suo futuro, nel 2002 gli venne infatti affidata la telecronaca delle gare di motociclismo che Mediaset aveva appena strappato alla Rai.
E iniziò il mito.
Guido, nonostante la passione che lo domina, riesce tuttavia a nascondere la sua leggera simpatia per Valentino Rossi, dando vita a telecronache equilibrate e controllate. Il suo marchio di fabbrica è il commento del finale di gara, infatti sbavando, saltando, correndo e rifilando potenti pugni ai vicini, inizia a gridare forsennatamente “ROSSI C’E'! ROSSI C’E'! ROSSI C’E'! ROSSI C’E'!”.
Indipendentemente da chi stia realmente tagliando il traguardo.
Infatti nel vocabolario che custodisce a casa i termini “campione” e “forte” rimandano direttamente alla voce “Valentino Rossi”. Nel caso sembri che sia qualun altro a vincere è solo perchè è sempre Rossi, ma travestito.
Al momento fonti non ufficiali suggeriscono che Meda abbia ordinato una bambola gonfiabile a immagine e somiglianza del suo beniamino, per poterlo abbracciare prima di addormentarsi. Contestualmente pare si sia anche fatto fabbricare un piccolo podio e abbia sottoscritto una fornitura a vita di champagne.
Tutti in piedi sul divano!
Lo dissero a molti autori famosi, scienziati, paramedici, santoni.
Ritratto di un bambino spaurito, dallo sguardo forse un po’ beota, difficile nell’apprendimento delle lezioni destinate alla sua età. Timidezza, la terribile musa dell’eccezionalità futura.
Eppure a volte la previsione sarebbe stata presa in pieno,
se non intervenisse il bisogno patologico di rimpinguare le fila dei comici di corte.
Così molti si salvano, raggiungendo quel successo, chimera della nostra triste età,
che sembrava a loro preclusa.
( il fenomeno mediatico di MattinoCinque ha rinvigorito l’ispirazione di molti artisti neo-pop. Qui vediamo il Giuliacci con la tecinica del Trompe d’Oeil)
Mario Giuliacci nasceva dubbio, caratteristica che l’accompagnerà fra i colpi della fortuna, per tutta la sua vita.
Creduto nottetempo una bambina, fu accolto dai genitori in culle orlate di taffetà rosa e molte bambole vestite con un gusto retrò, inizio novecento.
La conformazione delle gonadi e il sapiente bisturi medico, diedero finalmente alla Patria non più la Maria sognata dai genitori, ma appunto, il volto che noi tutti conosciamo del Capitano.
Distrutta la carriera da suora di clausura, il nostro beniamino veniva indirizzato quantomeno al beneficio di qualche parrocchia della campagna romana,
non fosse altro che la sua passione per le facezie non lo rendeva appetibile per le mire dell’alto clero.
Il destino aveva in serbo qualcosa di diverso.
Il padre, factotum del primo dopoguerra, decide di investire i pochi luigi d’oro del secondo lavoro come artigiano di frattaglie, nella carriera accademica del figlio. Sogna un futuro da collaudatore di macchine per l’aspirazione degli interni. Interni d’ eronatutica, si azzarda a immaginare quell’uomo mite, visceralmente attaccato a quel maschio insperato.
(Foto: recentemente è apparsa nelle edicole la pregiata collezione di Santini d’Epoca. Giuliacci ha insistito nel proporre a tale onore i delicati ispiratori della sua carriera, còlti ,come si vede, nell’esercizio dei frequenti esercizi spiriturali)
Le peculiarità di Mario vengono subito riconosciute, il relatore lo investe dell’ambito ruolo di vittima predestinata. Chi, del resto, non vorrebbe qualcuno da vessare durante le lunghe interrogazioni, qualcuno che possa portarti il caffè quando anche i pochi passi per procurarselo potrebbero mettere a repentaglio il futuro dei giovinetti di buona famiglia?
Giuliacci ottiene l’agognata laurea e tradite le speranze dei professori e della famiglia, decide di imbarcarsi come mozzo nelle navi da crociera. Apprende l’arte di prevedere nuvoloni, acquazzoni e riesce fra mille difficoltà a scorgere, in una notte chiara e stellata, l’orsa minore.
Una folgorazione.
Comprato l’abito d’ordinanza spende i suoi anni maturi fra lettura di carte, consultazione dei fondi di caffè, auscultazioni di qualche viscera felina.
Viene notato per il suo aspetto distinto da quella che si rivelò essere, negli ultimi anni, la sua protettrice e sovrana: la contessa decaduta Barbarietta Costanza Ludovica D’Urso.
Nota nell’ambiete grazie alle stravaganze che la vogliono cacciatrice di talenti (per arredare il suo salottino settecentesco), decide di restituire alle glorie televisive una caratteristica che da troppo tempo la dizione della Rai e le pronunce regionali di Mediaset avevano sepolto:
La balbuzie e le sillabe malscandite.
Combatte col nepotismo delle sfere potenti, fino a far apparire Mario come suo amante dei pomeriggi domenicali, necessario compromesso in questa vita di scintillanti virtù, di cui le siamo tutti gratissimi.
Giuliacci viene mandato in onda, una mattina d’autunno, fra il cicalare dei cameraman, l’ilarità degli invidiosi e lo sgomento di un pubblico non ancora pronto per tanta aulica demenza.
Poche parole, un’animazione ben computata al fare molle e fuori moda del ”Colonnello” (così si decise di presentarlo, obbedendo alla tradizionale nomenclatura).
Qualche errore dovuto all’emozione: La creazione del Personaggio.
Da li una carriera in salita, che si fregia anche di manoscritti impolverati, dimenticati nelle soffitte bohèmien dove egli si dilettava nel gran sogno della ribalta: libri di meteorologia, romanzi sull’imperscrutabilità delle nubi (tema già caro al prof. DoNascimiento).
E così furono inteviste, apparizioni fugaci ma pregnanti, collaborazioni con le più illustri riviste dedicate ai fenomeni atmosferici: fra tutte ricordiamo DipiùTV, con la collaborazione salturaria del notissimo commediografo Sandro Mayer (nome d’arte: Sandrina).
(Foto: grazie alla perizia delle sue analisi, molte famiglie italiane hanno potuto scongiurare il pericolo di una scampagnata rovinata dalla pioggia. Il colonnello è da sempre conosciuto per la lungimiranza nel prevedere anche la più impalpabile pioggia primaverile)
A oggi, quelle crudeli parole dei suoi vecchi insegnanti possono essere licenziate con qualche risata.
Quel nessuno, di rimembranza omerica, è proprio l’ironia che si ritrova tante volte nelle biografie.
Essendo Nessuno diventò Qualcuno.
E dall’ultima pubblciità di barometri ( tutti i diritti riservati alla DeAgostini) ormai neanche il più fantasioso dei cocainomani potrà mai indovinare il futuro di quest’uomo. Io azzardo la mia: commentatore di qualche ottimo programma d’intrattenimento sportivo (la Ventura del titolo). Direttamente dal baretto sotto casa.
(Foto: l’indiscussa serietà e l’indefesso impegno hanno procurato al Colonnello l’incrollabile rispetto di tanti professionisti. “Finalmente una figura lontana dalla cupidigia, morbo incompatibile con la nostra nobile attività”, è stato il commento unanime dei direttori Epson)