Fra i colpi di Ventura… un azzardo di biografia
Pubblicato da ilvecchiochecorre su 29 Agosto 2008
“Non sarai mai nessuno nella vita”
Lo dissero a molti autori famosi, scienziati, paramedici, santoni.
Ritratto di un bambino spaurito, dallo sguardo forse un po’ beota, difficile nell’apprendimento delle lezioni destinate alla sua età. Timidezza, la terribile musa dell’eccezionalità futura.
Eppure a volte la previsione sarebbe stata presa in pieno,
se non intervenisse il bisogno patologico di rimpinguare le fila dei comici di corte.
Così molti si salvano, raggiungendo quel successo, chimera della nostra triste età,
che sembrava a loro preclusa.
( il fenomeno mediatico di MattinoCinque ha rinvigorito l’ispirazione di molti artisti neo-pop. Qui vediamo il Giuliacci con la tecinica del Trompe d’Oeil)
Mario Giuliacci nasceva dubbio, caratteristica che l’accompagnerà fra i colpi della fortuna, per tutta la sua vita.
Creduto nottetempo una bambina, fu accolto dai genitori in culle orlate di taffetà rosa e molte bambole vestite con un gusto retrò, inizio novecento.
La conformazione delle gonadi e il sapiente bisturi medico, diedero finalmente alla Patria non più la Maria sognata dai genitori, ma appunto, il volto che noi tutti conosciamo del Capitano.
Distrutta la carriera da suora di clausura, il nostro beniamino veniva indirizzato quantomeno al beneficio di qualche parrocchia della campagna romana,
non fosse altro che la sua passione per le facezie non lo rendeva appetibile per le mire dell’alto clero.
Il destino aveva in serbo qualcosa di diverso.
Il padre, factotum del primo dopoguerra, decide di investire i pochi luigi d’oro del secondo lavoro come artigiano di frattaglie, nella carriera accademica del figlio. Sogna un futuro da collaudatore di macchine per l’aspirazione degli interni. Interni d’ eronatutica, si azzarda a immaginare quell’uomo mite, visceralmente attaccato a quel maschio insperato.
(Foto: recentemente è apparsa nelle edicole la pregiata collezione di Santini d’Epoca. Giuliacci ha insistito nel proporre a tale onore i delicati ispiratori della sua carriera, còlti ,come si vede, nell’esercizio dei frequenti esercizi spiriturali)
Le peculiarità di Mario vengono subito riconosciute, il relatore lo investe dell’ambito ruolo di vittima predestinata. Chi, del resto, non vorrebbe qualcuno da vessare durante le lunghe interrogazioni, qualcuno che possa portarti il caffè quando anche i pochi passi per procurarselo potrebbero mettere a repentaglio il futuro dei giovinetti di buona famiglia?
Giuliacci ottiene l’agognata laurea e tradite le speranze dei professori e della famiglia, decide di imbarcarsi come mozzo nelle navi da crociera. Apprende l’arte di prevedere nuvoloni, acquazzoni e riesce fra mille difficoltà a scorgere, in una notte chiara e stellata, l’orsa minore.
Una folgorazione.
Comprato l’abito d’ordinanza spende i suoi anni maturi fra lettura di carte, consultazione dei fondi di caffè, auscultazioni di qualche viscera felina.
Viene notato per il suo aspetto distinto da quella che si rivelò essere, negli ultimi anni, la sua protettrice e sovrana: la contessa decaduta Barbarietta Costanza Ludovica D’Urso.
Nota nell’ambiete grazie alle stravaganze che la vogliono cacciatrice di talenti (per arredare il suo salottino settecentesco), decide di restituire alle glorie televisive una caratteristica che da troppo tempo la dizione della Rai e le pronunce regionali di Mediaset avevano sepolto:
La balbuzie e le sillabe malscandite.
Combatte col nepotismo delle sfere potenti, fino a far apparire Mario come suo amante dei pomeriggi domenicali, necessario compromesso in questa vita di scintillanti virtù, di cui le siamo tutti gratissimi.
Giuliacci viene mandato in onda, una mattina d’autunno, fra il cicalare dei cameraman, l’ilarità degli invidiosi e lo sgomento di un pubblico non ancora pronto per tanta aulica demenza.
Poche parole, un’animazione ben computata al fare molle e fuori moda del ”Colonnello” (così si decise di presentarlo, obbedendo alla tradizionale nomenclatura).
Qualche errore dovuto all’emozione: La creazione del Personaggio.
Da li una carriera in salita, che si fregia anche di manoscritti impolverati, dimenticati nelle soffitte bohèmien dove egli si dilettava nel gran sogno della ribalta: libri di meteorologia, romanzi sull’imperscrutabilità delle nubi (tema già caro al prof. DoNascimiento).
E così furono inteviste, apparizioni fugaci ma pregnanti, collaborazioni con le più illustri riviste dedicate ai fenomeni atmosferici: fra tutte ricordiamo DipiùTV, con la collaborazione salturaria del notissimo commediografo Sandro Mayer (nome d’arte: Sandrina).
(Foto: grazie alla perizia delle sue analisi, molte famiglie italiane hanno potuto scongiurare il pericolo di una scampagnata rovinata dalla pioggia. Il colonnello è da sempre conosciuto per la lungimiranza nel prevedere anche la più impalpabile pioggia primaverile)
A oggi, quelle crudeli parole dei suoi vecchi insegnanti possono essere licenziate con qualche risata.
Quel nessuno, di rimembranza omerica, è proprio l’ironia che si ritrova tante volte nelle biografie.
Essendo Nessuno diventò Qualcuno.
E dall’ultima pubblciità di barometri ( tutti i diritti riservati alla DeAgostini) ormai neanche il più fantasioso dei cocainomani potrà mai indovinare il futuro di quest’uomo. Io azzardo la mia: commentatore di qualche ottimo programma d’intrattenimento sportivo (la Ventura del titolo). Direttamente dal baretto sotto casa.
(Foto: l’indiscussa serietà e l’indefesso impegno hanno procurato al Colonnello l’incrollabile rispetto di tanti professionisti. “Finalmente una figura lontana dalla cupidigia, morbo incompatibile con la nostra nobile attività”, è stato il commento unanime dei direttori Epson)
Il self-made-man tuttofare. Il sogno americano.
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