” il Vecchio che Corre “

l’enciclopedia per i nostalgici delle mezze stagioni

Archivio per Agosto 2008

Fra i colpi di Ventura… un azzardo di biografia

Pubblicato da ilvecchiochecorre su 29 Agosto 2008

“Non sarai mai nessuno nella vita”

Lo dissero a molti autori famosi, scienziati, paramedici, santoni.
Ritratto di un bambino spaurito, dallo sguardo forse un po’ beota, difficile nell’apprendimento delle lezioni destinate alla sua età. Timidezza, la terribile musa dell’eccezionalità futura.

Eppure a volte la previsione sarebbe stata presa in pieno,
se non intervenisse il bisogno patologico di rimpinguare le fila dei comici di corte.
Così molti si salvano, raggiungendo quel successo, chimera della nostra triste età,
che sembrava a loro preclusa.

( il fenomeno mediatico di MattinoCinque ha rinvigorito l’ispirazione di molti artisti neo-pop. Qui vediamo il Giuliacci con la tecinica del Trompe d’Oeil)

Mario Giuliacci nasceva dubbio, caratteristica che l’accompagnerà fra i colpi della fortuna, per tutta la sua vita.
Creduto nottetempo una bambina, fu accolto dai genitori in culle orlate di taffetà rosa e molte bambole vestite con un gusto retrò, inizio novecento.
La conformazione delle gonadi e il sapiente bisturi medico, diedero finalmente alla Patria non più la Maria sognata dai genitori, ma appunto, il volto che noi tutti conosciamo del Capitano.
Distrutta la carriera da suora di clausura, il nostro beniamino veniva indirizzato quantomeno al beneficio di qualche parrocchia della campagna romana,
non fosse altro che la sua passione per le facezie non lo rendeva appetibile per le mire dell’alto clero.
Il destino aveva in serbo qualcosa di diverso.
Il padre, factotum del primo dopoguerra, decide di investire i pochi luigi d’oro del secondo lavoro come artigiano di frattaglie, nella carriera accademica del figlio. Sogna un futuro da collaudatore di macchine per l’aspirazione degli interni. Interni d’ eronatutica, si azzarda a immaginare quell’uomo mite, visceralmente attaccato a quel maschio insperato.

(Foto: recentemente è apparsa nelle edicole la pregiata collezione di Santini d’Epoca. Giuliacci ha insistito nel proporre a tale onore i delicati ispiratori della sua carriera,  còlti ,come si vede, nell’esercizio dei frequenti esercizi spiriturali)

Le peculiarità di Mario vengono subito riconosciute, il relatore lo investe dell’ambito ruolo di vittima predestinata. Chi, del resto, non vorrebbe qualcuno da vessare durante le lunghe interrogazioni, qualcuno che possa portarti il caffè quando anche i pochi passi per procurarselo potrebbero mettere a repentaglio il futuro dei giovinetti di buona famiglia?
Giuliacci ottiene l’agognata laurea e tradite le speranze dei professori e della famiglia, decide di imbarcarsi come mozzo nelle navi da crociera. Apprende l’arte di prevedere nuvoloni, acquazzoni e riesce fra mille difficoltà a scorgere, in una notte chiara e stellata, l’orsa minore.
Una folgorazione.
Comprato l’abito d’ordinanza spende i suoi anni maturi fra lettura di carte, consultazione dei fondi di caffè, auscultazioni di qualche viscera felina.
Viene notato per il suo aspetto distinto da quella che si rivelò essere, negli ultimi anni, la sua protettrice e sovrana: la contessa decaduta Barbarietta Costanza Ludovica D’Urso.
Nota nell’ambiete grazie alle stravaganze che la vogliono cacciatrice di talenti (per arredare il suo salottino settecentesco), decide di restituire alle glorie televisive una caratteristica che da troppo tempo la dizione della Rai e le pronunce regionali di Mediaset avevano sepolto:
La balbuzie e le sillabe malscandite.
Combatte col nepotismo delle sfere potenti, fino a far apparire Mario come suo amante dei pomeriggi domenicali, necessario compromesso in questa vita di scintillanti virtù, di cui le siamo tutti gratissimi.

Giuliacci viene mandato in onda, una mattina d’autunno, fra il cicalare dei cameraman, l’ilarità degli invidiosi e lo sgomento di un pubblico non ancora pronto per tanta aulica demenza.
Poche parole, un’animazione ben computata al fare molle e fuori moda del ”Colonnello” (così si decise di presentarlo, obbedendo alla tradizionale nomenclatura).
Qualche errore dovuto all’emozione: La creazione del Personaggio.

Da li una carriera in salita, che si fregia anche di manoscritti impolverati, dimenticati nelle soffitte bohèmien dove egli si dilettava nel gran sogno della ribalta: libri di meteorologia, romanzi sull’imperscrutabilità delle nubi (tema già caro al prof. DoNascimiento).
E così furono inteviste, apparizioni fugaci ma pregnanti, collaborazioni con le più illustri riviste dedicate ai fenomeni atmosferici: fra tutte ricordiamo DipiùTV, con la collaborazione salturaria del notissimo commediografo Sandro Mayer (nome d’arte: Sandrina).

(Foto: grazie alla perizia delle sue analisi, molte famiglie italiane hanno potuto scongiurare il pericolo di una scampagnata rovinata dalla pioggia. Il colonnello è da sempre conosciuto per la lungimiranza nel prevedere anche la più impalpabile pioggia primaverile)

A oggi, quelle crudeli parole dei suoi vecchi insegnanti possono essere licenziate con qualche risata.
Quel nessuno, di rimembranza omerica, è proprio l’ironia che si ritrova tante volte nelle biografie.
Essendo Nessuno diventò Qualcuno.

E dall’ultima pubblciità di barometri ( tutti i diritti riservati alla DeAgostini) ormai neanche il più fantasioso dei cocainomani potrà mai indovinare il futuro di quest’uomo. Io azzardo la mia: commentatore di qualche ottimo programma d’intrattenimento sportivo (la Ventura del titolo). Direttamente dal baretto sotto casa.

(Foto: l’indiscussa serietà e l’indefesso impegno hanno procurato al Colonnello l’incrollabile rispetto di tanti professionisti. “Finalmente una figura lontana dalla cupidigia, morbo incompatibile con la nostra nobile attività”, è stato il commento unanime dei direttori Epson)

Il self-made-man tuttofare. Il sogno americano.

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Tanto va il Di Pietro al lardo che ci lascia lo zampino

Pubblicato da stefanovskij su 29 Agosto 2008

Di Pietro.
Non Antonio, bensì Alessandro.
Ebbene sì, si parla proprio di lui, il paladino delle massaie, il fustigatore del prezzo rialzato, l’indagatore dell’incubo (sì, quello sarebbe Dylan Dog, ma se avete mai visto un minuto del suo programma capite di cosa parlo).
Sigla, si alza il sipario, si va in scena.
Partiamo dal pubblico.
Misto. Infatti sono tutte donne. Evviva l’immagine dell’Italia che cambia e della donna emancipata.
L’età media si aggira intorno agli ottomila anni, se qualcuno avvistasse, al collo delle simpatiche nonne in tribuna, qualche ninnolo composto di denti di tigri dai denti a sciabola, non chiami la polizia per denunciare qualche furto in qualche museo. Sono ricordi d’infanzia di cui sono legittime proprietarie.
Comunque qualche accenno alla gioventù c’è anche lì, un paio di giovani si possono sempre notare mentre osservano spaurite ciò che le circonda.
Poi giunge lui, il mattatore della tarda mattinata.
Accompagnato da una profusione di note di una duttile pianola, si presenta spavaldo, pronto a rendere botta a qualsiasi situazione si verifichi in studio o nei mercati rionali che i suoi segugi setacciano ogni giorno.

  (Foto: un momento entusiasmante del programma)

Inizia il programma di cui sono protagonisti assoluti i prodotti.
La scenografia da manuale prevede  la ricostruzione di un condominio, con portoncini e finestre aperte comprese, da cui si affacciano personaggi vari (ed eventuali):
- l’annunciatore sfigato
- la massaia salace
- il portinaio dallo spiccato umorismo
- un’altra massaia meno salace ma più saggia
- il vecchio rompicazzo

Tutti hanno una loro funzione, l’annunciatore con fare omosessuale e simpatico lancia le rubriche, la massaia commenta, il portinaio racconta le barzellette, quelle che furoreggiano negli asili, l’altra massaia dispensa consigli, il vecchio fa il saccente. Il pubblico applaude. Alessandro gode come un cinghiale e si lancia intrepido nell’intervista al prodotto.
Cos’è l’intervista al prodotto?
Ogni puntata è dedicata a un prodotto ( di norma alimentare), per esempio alla cicerchia (se non sapete cos’è siete in buona compagnia), Alessandro ne presenta le varietà con entusiasmo, poi intervista il protagonista. Vi domanderete: ma come si fa ad intervistare un ortaggio o un cereale?
Viene abilmente doppiato.
Infatti tutti i prodotti hanno stranamente la stessa voce. Cambia l’accento, se un prodotto è siciliano si sentirà un accento malamente copiato dai peggiori film di mafia, se è piemontese non potrà mancare l’inflessione alla Gianduja Vettorello. Imbarazzante.
Ovviamente non mancheranno le battute sapide, i doppi sensi e l’informazione spicciola.
Se per esempio l’intervistato è il carciofo attendetevi splendidi botta e risposta di questo tipo:
“Mi dica, ma lei come può essere consumato?”
“Questa è una questione spinosa dottore…”
Standing ovation.

 

 

 (Foto: Lo scatenato pubblico di Occhio alla Spesa in un momento di particolare eccitazione)

 

 

 

A ruota si passa ai collegamenti dai mercati delle principali città italiane, è arrivato il momento di monitorare il prezzo dell’ospite d’onore. Vari figuri si collegano tramite videofonini, sfruttano i loro 20 secondi di gloria annunciando che per esempio a Milano la salsiccia costa 20 euro al kg, mentre da Bari ribattono che lì costa solo 10. Personalmente il mio preferito è il pelato che assomiglia vagamente a Crozza.
La gara infuria, il tifo impazza, la torcida monta. Alla fine viene dichiarata la città vincitrice, che è quella in cui si è spuntato il prezzo migliore. Applauso.

Il momento interattivo del gioco da casa, imprescindibile. Come dimenticare gli splendidi giochi? Uno dei più riusciti era quello dell’uovo. Un povero sfigato novantenne era costretto a sedersi su una sedia per subire la gogna mediatica, venivano approntate un po’ di uova numerate, alcune di queste erano svuotate e quindi innocue, ma altre conservavano il loro prezioso e colante contenuto. Orbene, la gente da casa chiamava, dava il numero di un uovo e questo veniva prontamente spappolato sulla fronte del povero anziano. Sovente l’uovo era pieno e scattavano le risate epilettiche mentre la vittima cercava di pulirsi in qualche modo, ovviamente non potevano mancare gli sfottò del conduttore.
Al momento l’imbarbarimento è stato attenuato sostituendo il gioco dell’uovo con un più innocuo gioco musicale.

E ora tutti a fare la spesa!

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Scoccavano le 10 sul grande orologio della chiesa, quando…

Pubblicato da ilvecchiochecorre su 26 Agosto 2008

Fornelli d’Italia. Domenica, prima mattinata.

Conduce: Davide Mengacci.

Mattino ridente d’estate.
Una giornata qualsiasi, domenica, in alto svetta il campanile, festoso.
Un uomo campeggia su una folla allegra e variegata, fra fruscii di grembiuli canditi,
sommesse risa di fanciulle.
“non sono un cuoco, ma un uomo che cucina”
trionfa la voce che fa tutt’uno col biondo dei capelli, ravviati da una figura accaldata;
sguardo dolce, seppur incavato dalle rughe, e una vita piena, che risuona nei sorrisi sordidi dispiegati sulla gente.

(Foto: Davide Mengacci. La sua figura, aleggiante misteriosamente sui borghi d’Italia ha fatto urlare più volte i devoti all’apparizione santa. Lo strano caso di un santo patrono che si mostra ai fedeli, benché ancora vivo, vestito del suo solo spirito)

Si avvia al piano dove sono riposti ortaggi, gonfi del calore e del nutrimento della terra,
brandendo finalmente i parchi e umili attrezzi da cucina, mesti e indispensabili strumenti del capolavoro che quelle mani curano verso la perfezione.
Un lungo elencare: ingredienti, misure esatte, frammiste a fugaci battute di ammirabile eleganza.
Il Mengacci non è solo, placidamente si accompagna alla gentile aiutante, donna ormai quasi anziana ma felice nel gravoso compito di cuoca, che l’investe per l’intera ora di trasmissione.

(Foto: un esempio della proverbiale compostezza, sobrietà e misura del pubblico ‘in piazza’ che accompagna la trasmissione)

Più avanti uomini del popolo, anche loro ormai perduta la leggerezza della gioventù, intonano canti e roteano energicamente i mestoli in quella calda, morbida pasta che rimane a celare il segreto del suo scopo: il cuoco improvvisato, Davide, come ama farsi chiamare, li guarda di sottecchi non riuscendo a frenare l’increspatura delle labbra tentate di rivelare lo scopo del lavoro dei suoi amici.
Una gioiosa ressa carnevalesca applaude beata, satura di serenità senile, festosamente abbagliata nei costumi forniti dagli sceneggiatori,fra il blu, il rosso di una casacca alla francese, un pon-pon sul capo. Un anima crudele avrebbe riso beffarda dello spettacolo,
ma una ancora più malefica avrebbe lasciato che si svolgesse, contemplando l’orrore,
sapendolo massima punizione per quegli stessi attori.
Deciso ad allietare l’auditorio con tangibili ricordi della festa di paese da poco trascorsa,
Il nostro accenna a un invito e così la squillante e delicata voce di una cantante prende il volo accompagnata dalle note elettroniche di una tastiera.
Lei e l’attento musicista calano le note sul gruppo di gente all’opera, per destare le membra operose e intente al lavoro, quando la serietà del compito lo richiede.
Quella voce così melodiosa imprime nuovo vigore alle dita che s’affondano nella pasta molle,
ora che la concentrazione è al massimo e parlare è sconsigliato.
Finalmente le braccia si distendono lungo il corpo, rantoli strozzati rinfrancano le menbra, esalando nell’aria un che di marcescente, di polveroso e muffito, così simile al sepolcro domestico di quelle case sullo sfondo.
Terso il sudore sulla fronte, uno sguardo al panorama diventato improvvisamente uggioso,
nessuno si decide a spezzare le catene di quell’affannato silenzio, osservato e vegliato dalle rade figure che si avvicendano dalle finestre finemente orlate di merletto di poco prezzo.
Sguardi che si cercano, respingono l’imbarazzo e la memoria del copione che viene meno,
sospinto via dall’ebete riposo concesso.
Mengacci, colto al volo il gesto dell’implacabile aiuto-regia, riprende il guizzo, fra le pieghe del suo colorito, slavato quasi quanto la sfumatura dei radi capelli.
Chiama a sè la sacra sacerdotessa, diversa ogni volta ma simbolo costante della sua funzione:
una bambina.
Ella si avvicina furtiva, con un sorriso a serbare dentro di se lo scoppio del cuore che palpita,
intimorita eppure sospinta dalle sculacciate parentali.
La piccola alza lo sguardo pensoso e spaventato sul conduttore, sperando di leggervi la fine della condanna. Egli si accovaccia, stringendo a sè quell’innocente creatura, indeciso se rivolgere a lei o alla telecamera, affettate parole di circostanza.
Stretto fra le dita l’ennesimo regalo, del quale la bambinetta si rende come mera trasportatrice,
egli sorride delle innocenti e incaute risposte che gli vengono rivolte e ,vomitata una risata forzata,
acclama il nome della bimba,
accolto dalla nonna e dal misero gruppo di persone con vuote occhiate perplesse, ma inorgoglite, verso l’obiettivo vitreo che le riprende.
Licenzato così l’ozio della conversazione, a larghi ma stanchi passi, il nostro si avvicina al secondo teatrino del suo assurdo cerimoniale…
La forza viene meno, la pietà ha il sopravvento. Clic. Televisore spento.

(Foto: Senza Parole. Uno sguardo interrogativo, un monito per le nuove generazioni. Gamberi, pasta fresca. Esequie marine)

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La speranza è l’ultima a morire. Con sconto del 30% per il primo mese

Pubblicato da ilvecchiochecorre su 23 Agosto 2008

Fine agosto, pelle brunita ed essiccata dal Sole.
Fine agosto, salsedine fra i capelli schiariti dai lunghi bagni.
Qualcuno di voi rammenta forse il principio di quest’estate, quando gli obiettivi non erano ‘le mete più in ‘ ,’ il colore must’ o ‘come preservare la vostra abbronzatura’, bensì ‘ Siete pronte per la Prova Costume?’.
Forse si o forse no, ma la natura ci ha generosamente dotati di memoria leggiadra,
velocemente incline a dimenticare le sofferenze.
Eppure, per milioni di persone normali, di età adulta e non, questo era il vero dilemma:
tragico quanto giornate asfissianti fra aria condizionata siberiana e gente annoiata, senza ombra di vacanze.

Molti di noi hanno sudato, passato lunghe giornate di sacrificio per potersi presentare da degni partecipanti alla sfida.
Ma da qualche anno l’avventura del dimagrimento ha un alleato, di più: un amico.

Si tratta di ”Giorno&Notte”
Rivoluzionarie pasticche coadiuvanti nelle diete ipocaloriche (ma ‘coadiuvanti e non ’sostitutive’ è scritto in caratteri al di sotto delle capacità visive dell’80% della popolazione mondiale).
Il prodotto, ormai da 6 anni, propone la formula vincente di ‘pasticca per il giorno’, ‘pasticca per la notte’, in due colori moda bianco e blu, per non confondere la gente impegnata.
Approdato dalle tv locali a brevi spot sui canali nazionali, è stato sempre accompagnato da invitanti signorine morbide, sane, scattanti che lo preannunciavano come la panacea di sempre.
Lo scottante segreto risiede nella mistica sinergia dei suoi elementi,
dove la pillola diurna agisce per ‘catturare’ il grasso all’origine, durante la digestione,
mentre quella notturna si prodiga di smaltire il ‘grasso già accumulato’ dignitosamente circolante nelle vostre arterie/vene.
Come immaginare questi idilliaci momenti?
La signorina vive lo spot ambientato negli ambienti di tutti i giorni:
spiagge paradisiache americane, piscine olimpiche, ristoranti direttamente scelti dalla guida del gambero rosso. Cosa la accompagna? Giorno&Notte e un bicchiere d’acqua.
‘Da oggi potenziato’. Può essere assunto sia immediatamente prima che subito dopo il pasto.
Semplicissimo, veloce, non richiede sforzi di sorta e non vi costringe al cambio di abitudini.

(Foto: La confezione di giorno&notte è stata appositamente studiata per seguirvi discretamente, seguendo i dettami della Moda in ogni rifinitissimo dettaglio)

Leggendari emuli di reality-show hanno chiamato a raccolta le centinaia di clienti di questo fortunato manufatto della tecnologia in campo medico.
Signore ormai condannate a non sentirsi più donne, Uomini di ogni età che finalmente hanno potuto dire addio al fardello della verginità decantano, in toni fra l’allibito e l’entusiasta folle, l’esperienza portata a compimento.
Quando ogni chiosa ridurrebbe il valore artistico delle dichiarazioni, proponiamo la lettura della viva testimonianza dei miracolati :

“Con Giorno & Notte con Fucopure™ ho perso 27 kg!!!”
“Ora, dopo un anno, con 27 chili in meno, qualunque attività è meno dispendiosa.
Il mio dramma era la parte alta del corpo. Con due gravidanze e due allattamenti, ero ingrassata tantissimo: non mi si vedevano più le clavicole! Ora mi sono rientrati i vestiti che mettevo prima di avere la prima gravidanza.
Quando ho iniziato a prendere Giorno & Notte®, nel giro delle prime tre settimane si è visto subito: il viso si è completamente sgonfiato!” Maria Elena, adepta.

“Sono felicissimo di aver perso 29 chili. Ho potuto realizzare un sogno che avevo da sempre: giocare a pallone!
Ho perso peso in particolare in due parti del corpo: la faccia e la pancia. Prima non mi piacevo, oggi mi sento meglio in tutto.” Gaetano, discepolo e sostenitore.

(Foto: l’entusiasmo dimostrato dai clienti ha rinnovato la ricerca del trascendente. Orde di convertiti alla nuova religione, sono ormai una realtà che molte confraternite si trovano ad avere come concorrenti)

Uno dei momenti più commoventi di sempre si rivela essere il ‘lancio dell’indumento vecchio’.
Km di stoffa si agitano fra le dita di questi felici acquirenti, dimostrano il giro vita perso,
disquisendo fra taglie e centimetri, con precisione scientifica. Gli occhi brillano, la voce trema, il pubblico incita: il capo viene tosto lanciato lontano di pochi metri.
Il battesimo a nuova vita, da magri, è concluso.
Qualcuno si dimostra più restio ai sentimenti, altri, più espansivi, si lasciano andare a sorrisi e risate, riuscendo addirittura a scambiare le gaffe dell’intervistato come squisite battute.
Molti raccontano una triste verità del mondo moderno:
l’impossibilità di trovare vestiti di marca a taglie convenienti.
Soldi che rimangono costretti nel portafoglio, scherno e derisione.
No, non è possibile risparmiare in questo modo. No, il consumismo non può decidere chi e come deve munirsi dell’ultimo status symbol.
Dopo bevi attimi di vergogna passati a raccontare delle infelici, grigie e deludenti giornate fra negozi dove trovare finalmente qualcosa che copra le proprie vergogne,
si passa al momento gioioso:
i nostri Eroi finalmente entrano nel negozio preferito,
annunciando la propria taglia, nascondendo a stento la soddisfazione che procura vedere la commessa defilarsi e tornare con l’ordinazione, senza difficoltà. ”The End”

(Foto: il rispetto dell’ambiente e lo sviluppo eco-sostenibile sono capisaldi della filosofia aziendale di giorno&notte; la ditta si impegna attraverso la sensibilizzazione al dimagrimento per evitare che tante piante di cotone finiscano preda delle industrie tessili senza scrupoli)

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Il ruspante Frank Zappa

Pubblicato da stefanovskij su 22 Agosto 2008

Ciao bambini!
Oggi parliamo di Frank Zappa.
Sapete chi Frank Zappa, bambini?
Sì?
Bravi!

Oggi, però, non ci occupiamo della sua intera, monumentale, opera,
ci occupiamo di una singola canzone.

Tengo ‘na minchia tanta.

Già solo il titolo dovrebbe farvi profondere in applausi scroscianti,
ma è il testo a essere profondamente, sublimemente, bondianamente,
poetico.

Il lessico passa agilmente dal miglior siciliano maccheronico,
ricordiamo che Zappa aveva origini sicule,
all’accento guappamente napoletano.
Ascoltando il riff ossessivo ci si può immaginare un giovane napopalermitano
vantarsi con qualche fanciulla,
nel tentativo di farla incuriosire e arrossire,
oltre che, ovviamente, eccitare.

Ma il tocco di classe è l’unità di misura proposta dal vate.
Il pollo.
Citiamo a memoria
“Tengo ‘na minchia tanta, tengo ‘na minchia accussì.
Devi usare un pollo, se me la vuoi misurà”.

 

 

(In foto: Francesco Amadori. Voci di corridoio suggeriscono una salda amicizia fra lui e Frank Zappa)

 

 

 

 

Ora sappiamo che Richard Benson (di cui ci occuperemo in futuro) ha un precursore,
questo brano dimostra come Zappa,
oltre a impegnarsi per rivoluzionare il mondo della musica,
canalizzò le proprio energie nella ricerca scientifica,
diciamo addio al vecchio metro,
innalziamo peana al pollo!

 

(In foto: Richard Benson durante un concerto, mentre ricorda pacatamente il suo beniamino Zappa ed espone al pubblico il suo animale simbolo)

 

 

 

 

 

E ora eccovi il video della canzone,
gioite!

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“Tu” & lo sguardo sul mondo: babydoll si, babydoll no?

Pubblicato da ilvecchiochecorre su 21 Agosto 2008

Le riviste femminili hanno da sempre un loro asso nella manica:
essere l’equivalente cartaceo delle discariche a cielo aperto,
ma senza le note conseguenze che oggi infiammano la realpolitik.

“Tu” non è da meno.
E’ un rotocalco d’attualità, moda, pettegolezzo con varie scivolate nell’etnico;
contiene una pingua dose di astrologia e informazioni sui progammi televisivi settimanali.
E’ impegnato in un alto compito: la diffusione del ‘nulla’, noto spauracchio di chiunque sia nato negli anni ‘80 e abbia visionato la ’storia infinita’ dove, appunto, questa frangia oltranzista mieteva vittime fra il dolore generale.

(Foto: Tu è una testata di riconosciuta fama e autorevolezza, citata dai più importanti politologi dell’emisfero australe, per le sue politiche di neoliberismo profondamente sensibili al sociale)

I servizi di moda sono naturalmente anticipati di minimo una stagione:
durante la calura insopportabile, ronzii di zanzare e litri di the freddo, Esso vi parlerà candidamente di mise autunnali, riuscendo quasi a farvi desiderare calzerotti di cotone imbottito e le maniche lunghe.
I prezzi di tali ’suggerimenti d’acquisto’ assicurano che siano alla portata del target medio della lettrice : una 20-30enne (ma anche sfacciatamente molto più mature) che sia stata salvata in extremis da un eccesso di glucosio di portata mocciana, consumista fedele alla propria carta-sconti del super-megastore di fiducia ; ma anche rispettosa frequentatrice di boutique, nel periodo della tredicesima o paghetta rinforzata. Naturalmente i prezzi ‘tipo’ di ogni articolo laudato e sbrodato si aggirano almeno sui 30-60 euri minimo, notoriamente bazzecole.

( Foto: i prodotti presentati fra le pagine del rotocalco sono studiati bilanciando qualità e prezzo di cartellino. Non solo i must di stagione, quindi, ma anche beni pronti a resistere nel tempo, sempre con un occhio verso la discrezione e il buon gusto)

Una pagina che si fregia anche di foto a colori è dedicata all’ormai sacra sezione de : ”l’interviste”
al personaggio famoso, che riporta anche le facce sorridenti di ragazze/i (presubilmente gay oppure desiderosi delle grazie serali delle proprie compagne) coinvolti nel sondaggione della settimana,
che notoriamente sottopone ai teste la bontà dell’atteggiamento dei propri idoli.
Variabile maggioranza di si o no, dipendente da oscuri motivi che ancora oggi sono secretati in qualche regione periferica del sud-ovest.-nord di Smajhellaudhy (per proteggere la privacy)

Con mano alle prime pagine, segnalo gli altri delicati e approfonditi temi di ogni numero:

-Cover Story (le intervistone sopracitate)
-Look&Star (ovvero: quello che le star comprano lo dovete ASSOLUTAMENTE avere anche voi)
-La Grande Sfida (due personaggi televisivi messi a casaccio a confronto, per demandare il giudizio sul vincitrore/ice della puntata (?) al lettore di turno)
-Intervista (è la versione al maschile delle intervistone)
-26 domande lampo (come sopra : domande a caso a un personaggio a caso)
-Pagine intere di non meglio specificate ‘Storie’
-Rubricone : ”Moda e Bellezza” (come spendere un patrimonio per farvelo dare dal vostro lui, che ve lo avrebbe dato lo stesso)
-Rubricone : ”Femminile” (varie panzane piscologiche/sociali spacciate per verità ultime, immancabili consigli della dietologa, della sessuologa, della presentatrice tv(sic), qualche consiglio ‘furbo’ (sic) per i viaggi, e naturalmente cucina (cavallo di battaglia di ogni target rosa)
-Rubricone : ”TV&Co” (ovvero: ormai il canone l’hai pagato no? E allora devi come minimo vederti 2349348923489 ore di trasmissioni varie per non sentirti derubatA)

 ( Foto: Anche illustri personaggi dalla straordinata levatura culturale sono attivamente impegnati fra le pagine di ”Tu”. Qui l’esimio professore, letterato, umanista e poeta ministro S.Bondi mentre pondera la migliore poesia cinquecentesca da citare nell’angolo di cultura rinascimentale che gli è stato recentemente proposto dalla redazione)

Questa settimana voglio proporvi l’inenarrabile:
La ‘’storia vera” della settimana parla di una donna, mesta 43 enne, impiegata come segretaria in un villaggio turistico che rimane oscuramente anonimo.
La timida e onesta signora racconta di un suo vizio che coltiva da almeno una ventina d’anni.
Il nudismo.
No: non accusateci di finto moralismo (per quello basta il pubblico di Forum). Non stiamo parlando di un’amante del sole integrale. Lei è proprio una fondamentalista.
Vive e LAVORA nuda per tutti i mesi dell’anno che il clima lo consente.
In questo frangente scopriamo che la donna ha un marito che ne condive la passione, e un figlio ”ragazzo” di 11 anni, del quale tutto ci viene taciuto sui suoi costumi.
Partendo dalla dichiarazione che ” la famiglia era d’accordo” (anche quella d’origine… come si vede che c’è gente tanto avvvanti!!) comincia a raccontarci di come, inesperta ventenne venne iniziata alle gioie della nudità dal marito, al largo di un lavo sopra una piccola imbarcazione;
Un racconto che, in altri toni, sembrerebbe quasi la prima volta di qualche scambista.
Seguono immancabili puntualizzazioni sul senso di libertà e di vicinanza alla ‘natura’ che tale condizione privilegiata comporta… come dire, nel suo caso ci si presenta come un grido d’anticonformismo e di comunanza di intenti con un qualche destino d’amore salvifico fra gli uomini, ci viene da pensare.

(Foto: la politica di ”Tu” è sempre stata religiosamente scrupolosa nello scegliere le testimonianze da offrire al suo pubblico. Nessun comportamento che violi il principio di buona creanza è mai stato oggetto di cronaca. La pacatezza, la moderazione e l’estrema tolleranza dimostrata, bensì, lo rendono fulgido esempio in ogni redazione di approfondimento sociale, nel mondo)

Un minuto di silenzio, perlomeno, vorrei riservarlo alle vittime :
la muta natura sottoposta a tali torture visive.

(ps. Nella foto dell’articolo di ”Tu” si specifica che il pareo indossato dall’intervistata è solo una concessione gentilmente offerta alla rivista, così da essere liberamente commercializzata e posta all’attenzione delle anime candide)

Altre delizie vi attendo sul prossimo numero di ”Tu”….

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L’ago della bilancia. Problemi ermeneutici della giurisprudenza che si evolve.

Pubblicato da ilvecchiochecorre su 20 Agosto 2008

Forum

Una parola latina, un perché.
Quanti di voi si saranno ritrovati a bigiare la scuola,
fingendosi malati o fuggitivi?
E quanti avranno avuto la ventura di visionare questo ameno programma
targato nientemeno che Mediaset?

Forum si presenta come contenitore mattutino, con scranni e battute di martello
al punto giusto, fra grida demoniache e filosofia populista,
da circa un ventennio (azz mi ricorda qualcosa…).
Il programma tratta delle più comuni cause di litigio fra persone civili,
delle beghe dell’italiano medio, per intenderci :
-problemi di convivenza condominiale
-corna varie
-affidamento di mocciosi
-supposti diritti di qualsiasi voglia genere, osteggiati dalla parte civile citante.

Ad arbitrare il tutto rimanere pressoché il mito di ogni gioventù bruciata,
il celeste ispiratore di ogni secchione dal pallino latinista:
Santi Licheri (ode a te, vetusto Sardo)

(Foto: Santi Licheri nel difficile compito di amministrare la diatriba)

La mattatrice è la sempiterna Rita dalla Chiesa,
affiancata dai sapidi Fabrizio(ex ‘i ragazzi della III c’) e Marco (ex bim bum bam).
Il pubblico fa da strategico corale alle commoventi passioni dei questuanti al giudizio.

(Foto: Rita dalla Chiesa è autrice di importanti pubblicazioni di argomento forense, apprezzata soprattutto per la profondità nell’esercizio delle sue doti in campo civilista)

Proprio di Fabrizio mi vorrei occupare.
Pochi anni or sono, il nostro, esponente del santarrangionismo,
ormai esaltata la sua passione per le cause perse, per il dolore sconosciuto
di tanti romani, decise di candidarsi in politica con queste lapidarie parole,
che riportiamo in un articolo del 2003:

“C’è chi s’appella ai pacifisti-arcobaleno, e chi guarda al grande centro. Più modestamente Fabrizio Bracconeri parla ai borgatari di tutti i colori. Collegio XVIII, elezioni provinciali di Roma. Tra gli aspiranti consiglieri c’è anche la sagoma del mai dimenticato Bruno Sacchi, il timido e buono della classe della 3C, l’alunno piuttosto in carne che rimediava metodicamente 3 in tutte le materie. “Bambacione? Forse, ma intanto c’ho un sacco di cose da dire. Alla gente chiedo solo il voto. Di che partito sei nun me interessa”. Trentotto anni, “tutti vissuti su sta’ pelle”, e 45 chili in meno dopo la fiction che nella seconda metà degli anni ‘80 l’ha reso popolarissimo, Bracconeri se “bbutta” in politica. “Perché? – dice in squillante romanesco – Perché se faccio una cosa ce credo, il tempo de scherza’ è finito. Quando facevo la trasmissione Forum, parlavo con la gente e più volte mi è capitato di toccare l’argomento politica. Tutti mi dicevano: ‘Ammazza sembri così bambacione però c’hai delle cose da raccontare’. Poi ho incontrato Moffa, davvero una brava persona e ho deciso di candidarmi”.

(Foto: Fabrizio in uno scatto giovanile. Lo spirito polemico verso le storture della società è un tratto che l’ha sempre caratterizzato negli anni, ben espressa nell’indignazione che, nell’immagine, dimostra verso l’aumento del prezzo dei beni di prima necessità: le braciole. Lo si può notare, legato, intento alla protesta che negli anni lo consacrerà agli allori della lotta civica: lo scioper della fame, a causa del quale ha perduto 45 kg, destando tuttora, nei suoi fan, il timore che tale peso sia fuggito dalla zona cranica verso il basso ventre).

Preparazione accademica impeccabile, dunque, bilanciata dall’invidiabile dono
della sintesi. Egli, citando i futuri elettori, si fronteggia con un problema ancor oggi attuale:
la distanza della politica dal popolo. Abolizione del congiuntivo e riscossa de noantri
perciò, come programma all’ordine del giorno, purtroppo bocciato dalla solita frangia disfattista di una certa sinistra; il tempo degli eroi non gode della meritata gloria fra le nostre genti, ormai assuefatte dalla grammatica italiana di ispirazione marxista, ammorbate dalla retorica della mano manca.
Attendiamo fiduciosi tempi migliore, per farci rappresentare da ”uno di noi”. Pace e porchetta a tutti, nell’attesa.

Altro paio di maniche è il ”pubblico in studio di forum”.

All’attenzione dei nostri lettori queste righe vogliono essere solo una veloce sinossi,
in attesa delle trascrizioni dal parlato alla lingua italiana. Nel futuro prossimo.

Fino a qualche anno fa tale fauna umana era composta per un buon 80% di aspiranti cimeli del museo preistorico, ‘belle lavanderine’ dall’anacoluto agile, saggezza dell’intendemosela; Oggi il panorama è radicalmente cambiato, verso un rinnovamento che fa l’occhiolino alla moda ggiòvane, un modo come un altro per avvicinare i nostri ragazzi alle gioie del senso civico.
Questa varia melassa, viaggiante dai 20 ai 35 anni, ha ormai fondato le linee tipiche della rappresentanza politically correct in televisione, possiamo infatti distinguere i portavoce delle correnti più numerose dei vari orientamenti in :

-Il terrone
-Il padàn
-Il ricchione/ gay convinto
-La fighetta
-la Donna Incinta
-il Maschilista
-la Femminista senza scopo
-l’ex anoressica
il giovane Padre di famiglia
il muto bellone
l’Isterica (in via di espansione)
il Nato/a Anziano/a (assolutamente maggioritario/a, in espansione, e tratto comune a tutti i tipi prima fronteggiati)

Fra disquisizioni dei massimi sistemi romaneschi, ingordigia per le citazione colte (dall’orto di casa), puro ermetismo e battaglia campale ci sovviene la regola fondamentale:
” le grida sono proporzionate alla convizione del soggetto in questione.
Più le grida si rivolgono sui toni acuti, più il soggetto crede le sue posizioni una verità sacra.
Più si fa spazio al silenzio, più il sarcasmo è manifesto.
L’uso del parlato colloquiale, contenente almeno 5 errori sintattico-grammaticali per periodo, sancisce i momenti di più ragionata prosa”

(Foto: un momento di pacata e cordiale discussione fra il pubblico di forum, sull’argomento della causa del giorno)

I nostri giovani così hanno trovato il modo per renderci edotti delle loro esperienze,
per sensibilizzare il ‘pubblico a casa’ delle chimere, delusioni e speranze di una nostra Italia sempre passata sotto silenzio, finalmente massimizzata nelle loro commoventi esternazioni.

Non possiamo più chiudere gli occhi,
ormai la loro voce ci desterà dal torpore.
Abbiate il coraggio di fare quello che questo mercato di disomogenee passioni vi chiede:
cambiate canale.

(Foto: il partecipante tipo di Forum si distingue per l’aulica aggettivazione, la compostezza e l’esempio raffinato (scevro di qualsivoglia volgarità) che profonde nelle sue osservazioni durante il dibattimento fra i suoi pari)

Prossimamente altre imperdibili recensione del programma più amato dalla Global Relax poltrone e divani: Forum!

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Il sangue piace anche ai vegetariani e non è una contraddizione

Pubblicato da ilvecchiochecorre su 18 Agosto 2008

Immaginiamo il mondo perfetto : un pianeta senza adolescenti.
Con questo presupposto il florido mercato degli aborti musicali, librari e cinematografici
scomparirebbe per magia.
L’accettazione dei modelli offerti dai media avrebbe molto meno presa,
conseguentemente forse ci sarebbe una diffusione statistica di senso civico.
O di buon senso, che poi alla fine sarebbe la stessa cosa.

Disgraziatamente le utopie sono destinate a rimanere deliri inapplicabili
e la biologia è sempre stata chiara a riguardo: tutti devono sperimentare
la vergogna della gioventù.
Ed è proprio con orgoglio che in questi tempi imperversa l’ultima moda
giovanile : la riesumazione dello stile gothic-dannato (a tratti emo).
Relegata per anni a clichè fine millennio, grazie alla prosa di qualità (??)
di scrittici del calibro di Anne Rice (foto) e altri minori,
che possono vantare l’ambito privilegio di essere i primi sostenitori indiretti
del disboscamento inutile in tutto il globo.
E proprio di scrittori semisconosciuti, non ancora diventati Cult da citazione antonomasica, che vogliamo parlare.


(Foto: Anne rice affiancata ai suoi pupill, frutto dell’immaginazione profusa nel suo ciclo di romanzi.
Da segnalare l’estrema cura della scrittrice nell’assomigliare il più possibile ai canoni estetici delle sue creature)

L’ultimo grido si chiama ‘Twilight’ ; si tratta di un libro (credo che stia per diventare film)
che è finalmente un rinnovamento per tutto il genere.
E’ pesto di buio proprio.
Per descrivere l’originalità della storia seriverebbero disquisizioni forbite, accalorate discussioni su quali e quanti sentimenti vi sono riservati, ma io non sono in grando, perdonatemi, di produrre un’analisi degna del testo.
Mi limiterò a farlo in pochi punti.

1 la protagonista è una tizia un po’ sfigata che vive col padre e si trasferisce in una nuova città molto più grande della sua natale.
2 La tizia ha i soliti problemi adolescenziali e si prende una cotta per uno.
3 Il tipo le confida di essere un vampiro
4 Comincia la narrazione prodotta dal desiderio di trombare selvaggiamente,
represso facendo uso di abbondanti seghe, mentali e non.

( foto: copertina di Twilight con un’assaggio dell’elevatura artistica del suo contenuto)

Colpi di scena, insomma, che necessitano di grandi scorte di pop-corn;
ti inchiodano alla lettura, difficile dire se per lo sbigottimento o per la trama.
I fans non si sono fatti attendere per onorare questo classico moderno;
forums di discussione, blog, chat hanno un fine solo: cercare di condividere e rendere reale l’immedesimazione patologica per i personaggi, che passa attraverso gusti già conosciuti e inopinatamente sottovalutati. Quelli del macellaio.
Si perché oltre i soliti buonismi, tutti voi potrete confermare la famosa consuetudine che i grandi amori assomigliano alle turpi tragedie. E se ci sta il sangue è ancora meglio…soprattutto perché contrasta fashiosamente con la divisa di ordinanza: il total black.

Noi che ci promettiamo umili ammiratori di quest’ennesima manifestazione di ’spirito dei tempi’ attenderemo con entusiasmo il prossimo merchandising.
Ci sarebbe da snocciolare per ora fra le gustose anticipazioni dei futuri allori,
pupazzetti, seguiti e linee di abbigliamento comprese. Sappiamo che la realtà supererà la fantasia.

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La Trombonave. Viaggio a nord e ritorno.

Pubblicato da stefanovskij su 17 Agosto 2008

Guarda, se vai lì scopi sicuro.
Alzi la mano chi non ha mai sentito proferire,
da qualche cugino/amico/amico dell’amico,
questa frase (o una sua variante).
Ovviamente il “lì” è sempre riferito a qualche eden del sesso situato da qualche parte oltre frontiera.

In Fracchia contro Dracula il nostro beniamo si recava in Transilvania,
ovviamente accompagnato dal fido Filini,
e lì si lasciava scappare la ghiotta occasione di liberarsi della sua verginità,
rifiutando goffamente le avances della bella locandiera, pronta a una notte di fuoco perchè da quelle parti, per le donzelle, la verginità era un pericolo.

Allo stesso modo i terminal degli aeroporti nostrani straripano di spavalde compagnie,
composte da svariati Fracchia e Filini,
pronte a salpare verso la terra promessa, l’eldorado dove dar libero sfogo ai propri istinti,
il tutto, com’è ovvio, in un’atmosfera giocosa e goliardica, dove anche il più impacciato o il più burino avranno l’occasione di mietere conquiste a raffica.

Ma quali sono questi luoghi mitici del sesso pazzo?

Oggi si parla della Trombonave.
E già il soprannome dovrebbe far intuire qualcosa.
Cos’è la Trombonave? Non è altro che un traghetto che collega nottetempo Helsinki e Stoccolma.
Le hanno dedicato pure intero sito con relativo forum.

Ovviamente all’italiano che si accinge a una trasferta nordica brillano gli occhi non appena ne sente parlare,
con sorriso beato immagina orge sfrenate in compagnia di svedesi, finlandesi, norvegesi e chi più ne ha più ne metta.
Forte dei mitologici racconti che si sono diffusi in tutta Europa,
e in particolare in Italia,
l’italiano si reca fra i ghiacci nordici munito di enormi scorte di preservativi,
sostenuto un’incrollabile fede nelle sue possibilità di accoppiamento.

 

(In foto, tipico viaggiatore della trombonave alle prese col calcono probabilistico del numero delle trombate che l’attendono)

 

 

 

Ma pare che la realtà che lo attende sia, ahimè, ben diversa.

I più sprovveduti rischiano, ancora a terra, di non superare il primo scoglio e di incorrere nel peggiore degli errori:
salire sulla nave per vecchi.
Eh sì, perchè mica c’è solo la Trombonave a solcare orgogliosamente il tratto di mare che separa Svezia e Finlandia,
c’è anche lo spauracchio di ogni buon tromboviaggiatore, una nave identica a quella mitica,
ma stracolma di anziani.
Non esito a ipotizzare che i poveretti,
privati del sogno di copulare per la prima e unica volta della loro vita,
una volta a bordo meditino il suicidio.

 

 

 (In foto, Tromboturista tipico s’informa sulla trombonave)

 

 

 

 

 

 

Ma i più, dopo essersi adeguatamente informati,
salgono sulle navi giuste, quelle della Viking Lines,
convinti di salpare verso una notte di sesso selvaggio.

Mal gliene incolga!
Sprovveduti!

Già, mica sono gli unici a essere venuti in contatto con le storie al limite della realtà che circolano impazzite su e giù per l’Europa,
e così si ritrovano sì sulla Trombonave,
ma in compagnia di X alla n viaggiatori uomini come loro.
L’ormone impazzito ha connotati prettamente maschili,
il muscolo guizzante e la pancetta prominente la fanno da padroni,
il rapporto uomini-donne è numericamente schiacciante,
i nostri prodi si ritrovano su un distaccamento galleggiante dell’arcigay.

E quindi, cosa potrà mai capitare
una volta che i maschietti si siano accorti di essere attorniati perlopiù da propri simili?

Dai racconti sparsi per il web si possono ricostruire due diverse linee d’azione.

I più, constatata l’impossibilità di rendere realtà i propri sogni,
si gettano a capofitto sugli alcolici,
in solitudine
o in compagnia di simili,
e finiscono il viaggio svenuti su qualche divanetto o nella propria cabina,
maledicendo la sorte avversa e sognando di avere ancora qualche chances con le femmine a bordo.

Altri,
motteggiando allegramente e nobilmente “chi si estranea dalla lotta è un gran figlio di mignotta”,
si tuffano nell’agone,
cercando di scavalcare la concorrenza e concupire qualche fanciulla,
che loro affettuosamente chiamano “troie” o “zoccole”.
Nel 99% dei casi finiscono semisvenuti su qualche divanetto, da soli,
con, sul divanetto a fianco, qualche loro simile svenuto,
che loro identificano come sfigato in quanto fin da subito si è dato all’alcool.
Terminano la serata maledicendo la sorte avversa e sognando di avere ancora qualche chances con le femmine a bordo.

L’1% riesce ad accoppiarsi con qualche celenterato,
una volta tornato a casa semina racconti che lo vedono protagonista di svariati amplessi con X alla n raggazze disinibite,
si bulla imperiosamente delle proprie doti di latin lover,
perpetua il mito,
facendo da consapevole mezzo di contagio.

E ne è assolutamente orgoglioso.

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gli anni ‘90 che san tanto di revival per noi anziani

Pubblicato da ilvecchiochecorre su 17 Agosto 2008

ammazza che nostalgia!
A me sono scesi lacrimoni caldi a vedere questo spot
(per quanto ci sia da domandarsi perché la storia del costume
passi quasi sempre attravero la storia dei consumi… mah!)

in ogni caso..

Come mai gli anni ‘90 hanno affinato il trash televisivo
fino a renderlo pacchiano per antonomasia?
Forse perché i richiami al comune senso di ingenuità e del benessere erano falliti,
la politica suggeriva solo scandali e si cercava di ricostruire?
Perché forse c’era ancora qualcosa da salvare?

Sta di fatto che il trash anni ‘90 è peculiare e particolarmente radioso,
mix inconfondibile di cultura giovanile (giovanilistica) al suono delle
canzoncine terrificanti degli spot..
come questo… (L’ORANGINAAA!!!)

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